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MERCATO DEL LAVORO: COMUNICATO STAMPA
In occasione di un recente dibattito tenutosi
a Mestre, il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi ha sostenuto, come
usa fare da tempo, alcune “ardite” tesi in tema di mercato del lavoro.
Proviamo a ragionare, a titolo esemplificativo, su alcuni argomenti toccati
dall’ineffabile onorevole. L’elenco delle “perle” potrebbe continuare, ma preferiamo fermarci. Certo ci rendiamo conto della difficoltà di ammettere i propri fallimenti e che, soprattutto in campagna elettorale, ci sia una sorta di incontinenza verbale, ma a tutto c’è un limite. Soffermiamoci sugli elementi indicati: - Inserimento lavorativo dei disabili: lo “straordinario” articolo 14, ad un anno e mezzo dall’entrata in vigore della norma, non ha prodotto l’assunzione di un solo disabile. Difatti, grazie all’azione di contrasto condotta insieme alle associazioni, il pericoloso articolo in argomento non è stato, sinora, applicato in nessuna provincia. Caro onorevole, ci rendiamo conto del fatto che Lei ha in mente un certo tipo di modello esistente a Treviso, ma siamo di fronte ad un clamorosa disfatta, mentre ancora tanti cittadini disabili attendono una piena applicazione della legge 68. - Borsa lavoro: in questo caso siamo non in presenza di un fallimento….ma di un ectoplasma. Difatti la più volte annunciata “borsa lavoro” è, al momento, un fantasma, un sito internet desolatamente vuoto ed inutile. Invece ancora resiste, anzi andrebbe valorizzato superando i numerosi tentativi di boicottaggio, il progetto e-labor vero esempio di sussiadiarietà positiva verso il servizio pubblico e di possibile integrazione tra pubblico e privato in tema di domanda ed offerta di lavoro, altro che “portali” finti. - Flessibilità (o precarietà) e nuove tipologie contrattuali: si questi temi tocchiamo, forse, le vette più alte del pensiero del sottosegretario. Come si fa a sostenere che 49 (se non abbiamo perso il conto) tipologie contrattuali servono a combattere la disoccupazione, tutti gli indicatori ci dicono l’esatto contrario, ossia che la crescita dell’occupazione è ferma, basterebbe citare i dati di Veneto Lavoro o delle Camere di Commercio sull’aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali (mobilità, cassa integrazione e così via…). Lo sviluppo del paese, purtroppo, è bloccato e non sarà la precarietà a risolvere i problemi, non risolve, ovviamente, quelli dei lavoratori, ma neanche le difficoltà delle aziende. Nel caso dei contratti a progetto ci chiediamo, poi, se il sottosegretario ha mai parlato con un collaboratore in carne ed ossa, che chieda ad un “co.co.pro” se le cose sono migliorate a noi sembra rimasto tutto inalterato secondo la vecchia logica del “cambiare tutto affinché nulla cambi”. La verità sulla legge 30, oltre i negativi principi che la animano, è che non funziona e, soprattutto, non serve. Il Governo farebbe bene, invece, ad interrogarsi su un altro aspetto assolutamente ignorato: le politiche attive del lavoro. E’ assurdo, parlando di mercato del lavoro, limitarsi a ragionare sulle forme contrattuali, occorre invece discutere su chi garantisce la gestione dei processi, su cosa facciamo in ordine alla situazioni di crisi, quale risposta diamo, ad esempio, ai lavoratori in mobilità o alle fasce deboli (donne, giovani, immigrati, disabili, over 45 ecc.). Occorrerebbe, in altre parole, ripartire dal ruolo del Servizio Pubblico per l’Impiego, il Governo, invece, ha moltiplicato i soggetti abilitati ad intervenire, mettendo, addirittura, altri soggetti pubblici, come i Comuni, le Scuole o le Università, in una malsana concorrenza con i centri per l’impiego.
Tutto ciò non è politica, ma anarchia,
significa abdicare ad esercitare un ruolo vero su un tema delicato e
centrale come il lavoro, e questo per un Governo è, forse, il più grave dei
fallimenti.
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