logo cgil-snur

   tessera cgil

 

   

 

 MERCATO DEL LAVORO:
LE BUGIE (E I FALLIMENTI) DEL GOVERNO
 

COMUNICATO STAMPA                          

            In occasione di un recente dibattito tenutosi a Mestre, il sottosegretario al Welfare Maurizio Sacconi ha sostenuto, come usa fare da tempo, alcune “ardite” tesi in tema di mercato del lavoro. Proviamo a ragionare, a titolo esemplificativo,  su alcuni argomenti toccati dall’ineffabile onorevole. 

      Inserimento lavorativo dei disabili: l’onorevole Sacconi ha indicato, come straordinario strumento innovativo, l’articolo 14 del decreto attuativo della legge 30, quello, per intenderci, che consente alle aziende tenute ad assumere disabili (legge 68/99) di sottrarsi all’obbligo avviando i disabili in cooperativa sociale.
      Borsa lavoro: la Borsa Lavoro è stata presentata come la panacea di tutti i mali in tema di ricerca di lavoro ed incrocio tra domanda ed offerta.
     Flessibilità e nuove tipologie contrattuali: le nuove tipologie contrattuali introdotte dalla legge 30 sono, come al solito, state indicate come la risposta alle esigenze delle aziende e la prospettiva per risolvere i problemi occupazionali. Inoltre il sottosegretario ha indicato nei co.pro. (contratti a progetto) sostitutivi delle vecchie collaborazioni coordinate continuative (co.co.co) la fine “di uno scandaloso sfruttamento dei lavoratori”. 

L’elenco delle “perle” potrebbe continuare, ma preferiamo fermarci. Certo ci rendiamo conto della difficoltà di ammettere i propri fallimenti e che, soprattutto in campagna elettorale, ci sia una sorta di incontinenza verbale, ma a tutto c’è un limite. Soffermiamoci sugli elementi indicati:

 - Inserimento lavorativo dei disabili: lo “straordinario” articolo 14, ad un anno e mezzo dall’entrata in vigore della norma, non ha prodotto l’assunzione di un solo disabile. Difatti, grazie all’azione di contrasto condotta insieme alle associazioni, il pericoloso articolo in argomento non è stato, sinora, applicato in nessuna provincia. Caro onorevole, ci rendiamo conto del fatto che Lei ha in mente un certo tipo di modello esistente a Treviso, ma siamo di fronte ad un clamorosa disfatta, mentre ancora tanti cittadini disabili attendono una piena applicazione della legge 68.

 - Borsa lavoro: in questo caso siamo non in presenza di un fallimento….ma di un ectoplasma. Difatti la più volte annunciata “borsa lavoro” è, al momento, un fantasma, un sito internet desolatamente vuoto ed inutile. Invece ancora resiste, anzi andrebbe valorizzato superando i numerosi tentativi di boicottaggio, il progetto e-labor vero esempio di sussiadiarietà positiva verso il servizio pubblico e di possibile integrazione tra pubblico e privato in tema di domanda ed offerta di lavoro, altro che “portali” finti.

 - Flessibilità (o precarietà) e nuove tipologie contrattuali: si questi temi tocchiamo, forse, le vette più alte del pensiero del sottosegretario. Come si fa a sostenere che 49 (se non abbiamo perso il conto) tipologie contrattuali servono a combattere la disoccupazione, tutti gli indicatori ci dicono l’esatto contrario, ossia  che la crescita dell’occupazione è ferma, basterebbe citare i dati di Veneto Lavoro o delle Camere di Commercio sull’aumento del ricorso agli ammortizzatori sociali (mobilità, cassa integrazione e così via…). Lo sviluppo del paese, purtroppo, è bloccato e non sarà la precarietà a risolvere i problemi, non  risolve, ovviamente, quelli dei lavoratori, ma neanche le difficoltà delle aziende. Nel caso dei contratti a progetto ci chiediamo, poi,  se il sottosegretario ha mai parlato con un collaboratore in carne ed ossa, che chieda ad un “co.co.pro” se le cose sono migliorate a noi sembra rimasto tutto inalterato secondo la vecchia logica del “cambiare tutto affinché nulla cambi”.

La verità sulla legge 30, oltre i negativi principi che la animano, è che non funziona e, soprattutto, non serve.

Il Governo farebbe bene, invece, ad interrogarsi su un altro aspetto assolutamente ignorato: le politiche attive del lavoro. E’ assurdo, parlando di mercato del lavoro, limitarsi a ragionare sulle forme contrattuali, occorre invece discutere su chi garantisce la gestione dei processi, su cosa facciamo in ordine alla situazioni di crisi, quale risposta diamo, ad esempio, ai lavoratori in mobilità o alle fasce deboli (donne, giovani, immigrati, disabili, over 45 ecc.). Occorrerebbe, in altre parole, ripartire dal ruolo del Servizio Pubblico per l’Impiego, il Governo, invece, ha moltiplicato i soggetti abilitati ad intervenire, mettendo, addirittura, altri soggetti pubblici, come i Comuni, le Scuole o le Università, in una malsana concorrenza con i centri per l’impiego.

Tutto ciò non è politica, ma anarchia, significa abdicare ad esercitare un ruolo vero su un tema delicato e centrale come il lavoro, e questo per un Governo è, forse,  il più grave dei fallimenti.

Salvatore Livorno
Segretario Confederale