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Il problema della mobilità urbana ha raggiunto un livello tale di criticità da condizionare negativamente la vivibilità, lo sviluppo e la competitività delle nostre città. Il 60% del traffico automobilistico complessivo di tutti i giorni avviene nel perimetro tra i 5 e i 10 km dal centro storico delle città. Siamo ormai ad una media di due automobili ogni tre abitanti. La stessa densità di Los Angeles, con la differenza che la città americana è stata costruita in funzione dell’automobile mentre le città italiane, con il loro impianto urbanistico medievale o rinascimentale mal sopportano l’uso dell’automobile e, alcune, sono del tutto incompatibili. Congestione, ingorghi, problemi di accessibilità, inquinamento sono il risultato di un’espansione urbana non governata, dello spostamento di popolazione verso le periferie e le aree periurbane, del conseguente pendolarismo, della ridistribuzione sul territorio, spesso sulle arterie più trafficate, delle funzioni commerciali, terziarie e produttive. I mutamenti nel mercato del lavoro, con la crescita esponenziale del lavoro autonomo, dei lavori precari e degli immigrati hanno dato notevole impulso al trasporto privato. I fenomeni, relativamente recenti, dei city users o dei magazzini viaggianti (anche per la carenza di servizi per la logistica), ci danno il quadro completo dell’ampiezza dei flussi che, in modo multidirezionale e disordinato, caratterizzano oggi la mobilità urbana. Di fronte a questo quadro manca un serio governo dei problemi della mobilità urbana. C’è un gran parlare di traffico e di mobilità ma non c’è ancora una politica adeguata alla gravità del problema. Da qui lo scarto tra parole e pochezza dei risultati. Di fronte alla crisi di accessibilità e ai livelli di congestione e di inquinamento quotidiani le “targhe alterne” in alcune settimane dell’anno o le domeniche senz’auto per alcuni mesi, in assenza di misure strutturali, appaiono come dei semplici palliativi. E’ necessario superare una visione settoriale del problema “mobilità” incardinandolo all’idea forza della sostenibilità dello sviluppo. Innanzitutto, una politica per la mobilità urbana sostenibile, per essere efficace, non può prescindere dai problemi di localizzazione delle funzioni urbane e da una programmazione territoriale d’area vasta. Senza questa impostazione non è possibile riconnettere un territorio assai disarticolato e frammentato, creare collegamenti efficienti, affermare una visione “multimodale” del trasporto di persone e merci. Il trasporto su ferrovia – con scelte di investimento mirate (la cosiddetta “cura del ferro”) - può giocare un ruolo strategico e diventare punto di forza, a livello di area metropolitana, regionale e interregionale di un servizio interconnesso con il trasporto urbano (metro, tram, bus).
Più in
generale il potenziamento del trasporto pubblico locale (TPL) e il rinnovo
dei parchi bus sono la condizione per ridurre in modo graduale, ma
consistente negli anni, l’uso dell’auto privata. Per il conseguimento di
questo ambizioso obiettivo è necessario adeguare il TPL e, in primo luogo,
il servizio bus alle esigenze della città estesa.
Le scelte infrastrutturali
devono essere coerenti con una politica di mobilità sostenibile puntando
nelle città sui parcheggi di scambio, sulle piste ciclabili, sulle aree
pedonali, su un programma di costruzione di parcheggi sotterranei, anche per
riconquistare le piazze e le strade (a volte gli stessi marciapiedi) al loro
ruolo di luoghi di incontro e di socializzazione, con particolare riguardo
ai bambini, agli anziani, ai giovani. L’innovazione tecnologica e la diffusione di servizi on line possono, infine, dare un contributo importante all’abbattimento di una rilevante quota di mobilità urbana dovuta al disbrigo di pratiche amministrative, transazioni bancarie, ecc.. L’istituzione di un Fondo per la mobilità sostenibile, a partire dalla prossima Finanziaria, potrebbe servire ad incrementare le risorse regionali e locali per aumentare la quantità e la qualità del TPL, per la promozione di tecnologie non inquinanti e la sperimentazione di nuovi mezzi di trasporto, per la riorganizzazione del settore industriale di riferimento. Realizzare progetti innovativi, creare nuove convenienze economiche, incentivare esperienze del tipo mobility manager, incoraggiare nuovi comportamenti da parte dei cittadini richiedono volontà politica e investimenti finanziari di lungo periodo. Il Sindacato aderisce all’appello della Confederazione europea dei Sindacati (CES) che invita i lavoratori a partecipare alla settimana europea della mobilità indetta dalla Commissione Europea dal 16 al 22 settembre, che avrà nella giornata “in città senza la mia macchina” del 22 settembre il suo momento più significativo. E’ importante sottolineare, inoltre, la decisione dell’Anci (l’Associazione dei Comuni) di proporre sempre per il 22, che è un giorno lavorativo, il blocco della circolazione automobilistica nelle città. Le strutture territoriali devono promuovere nella giornata del 22 settembre incontri (quanto più unitari possibili) con le amministrazioni locali sulla riqualificazione e sul potenziamento del trasporto pubblico, definendo localmente le modalità di coinvolgimento dei lavoratori. Cgil, Cisl, Uil interverranno inoltre al Convegno del 20 settembre organizzato dal Comitato per la mobilità urbana sostenibile (MUS) presso il Ministero dell’Ambiente. La questione della mobilità - per le sue implicazioni con le condizioni di lavoro e di vita e con i problemi dell’ambiente, dello sviluppo e dell’occupazione - deve entrare in modo permanente nell’agenda del Sindacato confederale e diventare oggetto di negoziazione territoriale per dare continuità ai contenuti della “settimana europea” e concreto sostegno alle stesse piattaforme contrattuali dei lavoratori del settore. Roma, 16 settembre 2005 |
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