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Risoluzione del Parlamento europeo del 10 marzo 2005

 In occasione dell’8 marzo e a conclusione del dibattito sui temi della “Quarta conferenza mondiale sulla piattaforma d’azione per le donne” (Pechino +10) il Parlamento europeo ha adottato la Risoluzione che segue.
“Impegnarsi di più per i diritti delle donne”, è quanto il Parlamento chiede ai governi degli stati membri che dovranno adottare misure adeguate per combattere la povertà, le discriminazioni, la violenza, per assicurare la salute, l’istruzione, la formazione, la partecipazione attiva delle donne alla vita sociale e politica.
Viene inoltre indicata la necessità di assumere indicatori specifici di genere nella valutazione dei sistemi di protezione sociale, e per gli obiettivi dei Fondi strutturali.
La risoluzione, inoltre, condanna la brutale aggressione della polizia di Instanbul durante la manifestazione dell’8 marzo ed invita la Commissione a dichiarare il 2006 Anno europeo contro la violenza nei confronti delle donne.
La risoluzione del Parlamento e le conclusioni a cui è pervenuta la 4a Conferenza (la Pechino +10) possono diventare punti di riferimento utili per l’attività dei nostri coordinamenti.

p/ il Coordinamento donne SPI CGIL
Gabriella Poli 


Pari opportunità / Diritti della donna

Impegnarsi di più per i diritti delle donne 

Risoluzione comune sul seguito della Quarta Conferenza mondiale sulla piattaforma di azione per le donne (Pechino+10)

Doc.: B6-0176/2005
Procedura: Risoluzione comune
Dibattito: 8.3.2005
Votazione: 10.3.2005 

Votazione 

Facendo seguito al dibattito tenutosi in Aula l'8 marzo riguardo alla Quarta Conferenza mondiale sulla piattaforma d'azione per le donne, con 434 voti favorevoli, 52 contrari e 53 astensioni, il Parlamento ha adottato una risoluzione comune con la quale si sottolineano le sfide da cogliere per l'uguaglianza di genere e si invitano Istituzioni europee e Stati membri a progredire nella difesa dei diritti delle donne.  
Secondo i deputati, inoltre, devono beneficiare di particolare attenzione ed essere oggetto di nuove iniziative le questioni legate alla sterilizzazione non consensuale, alla non discriminazione nella vita professionale, alla violenza domestica, alla salute, all'istruzione e alla formazione, alla povertà, alla partecipazione attiva alla vita pubblica e economica, al rispetto della dignità nei mezzi di comunicazione. Il Parlamento, infine, condanna la violenza usata dalla polizia turca durante la manifestazione del 6 marzo ad Istanbul. 

Diritti delle donne e diritti umani 

Il Parlamento ricorda che i diritti umani delle donne «costituiscono una parte integrante, inalienabile e indivisibile dei diritti umani universali» e, in tale contesto, ritiene che occorra utilizzare tutti i mezzi possibili per prevenire qualsiasi violazione dei diritti umani delle donne, anche nell’Unione.
Gli Stati membri sono quindi invitati a adottare una legislazione o ad applicare efficacemente quella esistente per porre fine alle mutilazioni genitali femminili perpetrate nel loro territorio e ad aiutare i paesi terzi coinvolti ad elaborare programmi per combattere tali pratiche.  
Inoltre, il Parlamento esorta «gli Stati membri conosciuti per casi di sterilizzazione non consensuale» a coordinare gli sforzi per far applicare la legge e porre fine a tale pratica. I deputati, poi, condannano i matrimoni forzati e sollecitano l'adozione di tutte le misure necessarie per punire i responsabili, «anche quando si tratta di residenti dell'Unione che agiscono al di fuori del territorio comunitario». 

Non discriminazione 

Il Parlamento invita gli Stati membri dell'UE che non lo hanno ancora fatto a ratificare la Convenzione sull'eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e sottolinea che la situazione delle donne nell'UE non è migliorata in modo sostanziale dal 1995, «malgrado l'applicazione e la pratica della legislazione esistente». 
A tale proposito, i deputati citano la direttiva sull'applicazione del principio della parità di retribuzione tra uomini e donne, nonché quella sul principio della parità di trattamento per quanto concerne occupazione e formazione professionale.
Il Parlamento, d'altra parte, plaude alla proposta di direttiva della Commissione sull'applicazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento tra uomini e donne in materia di occupazione, considerandola un «importante passo avanti verso una maggiore certezza e chiarezza in merito all'uguaglianza di genere». Così come accoglie con favore l'adozione della direttiva che applica il principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso a merci e servizi e la relativa offerta.  
Tuttavia, i deputati lamentano il fatto che non siano stati realizzati progressi sufficienti verso una totale eliminazione dell'uso del genere «quale fattore di discriminazione nella determinazione di premi e benefici in relazione alle assicurazioni ed attività finanziarie collegate». 

Violenza contro le donne 

I deputati riconoscono che sono state adottate alcune azioni positive per quanto riguarda la violenza contro le donne. Tuttavia, sottolineano «la mancanza di un chiaro impegno politico per combattere e sradicare la violenza domestica contro le donne, il turismo sessuale e la tratta di donne, comprese misure legislative quali diritti di asilo per le vittime». Pertanto, essi chiedono alla Commissione di dichiarare il 2006 Anno europeo contro la violenza nei confronti delle donne. 

Donne e salute 

Pur riconoscendo che la salute delle donne nell'UE è migliorata in misura significativa nell'ultimo decennio, il Parlamento osserva nondimeno che molti fattori continuano ad ostacolare l'uguaglianza di genere in tale settore. Pertanto chiede che siano adottati approcci differenti in merito alla salute della donna nel momento in cui si adottano programmi europei, «e che si presti particolare attenzione alla salute riproduttiva». 

Istruzione e formazione 

I deputati ricordano che l'istruzione e la formazione sono condizioni indispensabili per realizzare l'uguaglianza tra uomini e donne. Più in particolare, sottolineano l'esigenza che la formazione lungo tutto l'arco della vita promuova un accesso egualitario delle donne ai lavori qualificati e a tutti i livelli della vita professionale. 

Donne e povertà 

Il Parlamento ritiene che nelle politiche di sviluppo dell'Unione la lotta contro «la femminilizzazione della povertà» debba essere considerata un'esigenza prioritaria, pertanto invita il Consiglio ad adottare indicatori specifici di genere in questo campo, anche per potere perseguire una politica più concertata nel settore della protezione sociale. 

Partecipazione e dignità delle donne

Il Parlamento ribadisce che una quota del 40% di donne dovrebbe essere assicurata per quanto concerne la partecipazione, a nome dell'UE e dei suoi Stati membri, alle missioni di conciliazione, mantenimento della pace, prevenzione dei conflitti e aiuti in caso di catastrofe, comprese missioni di inchiesta e di osservazione. 
Sottolineando l'importanza di applicare il gender-mainstreaming (inserimento delle problematiche di genere) in tutte le politiche europee, i deputati invitano poi la Commissione e il Consiglio a proporre misure intese a migliorare l'accesso e la piena partecipazione delle donne al processo decisionale in materia economica, sociale e politica. Inoltre, le due Istituzioni sono anche sollecitate ad assicurare che tutti i programmi e le attività finanziate sulla base del bilancio UE, in particolare per quanto riguarda i Fondi strutturali, promuovano il gender-budgeting (inserimento della dimensione di genere nel bilancio). 
D'altra parte, i partiti politici, sia a livello nazionale che europeo, sono invitati a rivedere le loro strutture e procedure «onde rimuovere tutti gli ostacoli diretti o indiretti alla partecipazione delle donne», così come ad adottare strategie adeguate per realizzare un maggiore equilibrio tra uomini e donne in seno alle assemblee elette, «comprese misure positive quali le quote». 
I deputati, infine, sottolineano «il ruolo dei mezzi di comunicazione nella definizione di valori e stereotipi di genere». Pertanto si dicono favorevoli ad un dibattito con utenti e autorità di regolamentazione sul loro ruolo «al fine di ricercare e stabilire un giusto equilibrio tra libertà di espressione e diritto alla dignità umana, in particolare per quanto riguarda i media e le pubblicità accessibili ai bambini». 

Turchia 

Il Parlamento condanna con forza «il brutale comportamento tenuto dalla polizia ad Istanbul nel corso della dimostrazione svoltasi in occasione della Giornata della Donna» e chiede alla Commissione di presentare una relazione completa sull'accaduto. Inoltre, pur esprimendo apprezzamento per le riforme giuridiche realizzate in Turchia, i deputati ribadiscono la loro preoccupazione per il fatto che  «le donne sono ancora vittime di omicidi per motivi di onore e violenze». Pertanto chiedono alla Commissione e al Consiglio di portare avanti la cooperazione con le autorità turche e di «seguire attentamente la situazione dei diritti delle donne in Turchia». 

Dibattito 

Dichiarazione del Presidente Borrell 

Il Presidente BORRELL ha aperto la seduta ricordando che, nonostante si festeggi da 90 anni la giornata della donna, vi sono ancora milioni di donne vittime della discriminazione, sia in tempi di pace che di guerra. Le donne, ha aggiunto, sono anche soggette a violenze fisiche e psicologiche.  
Ricordando poi le immagini violente della repressione della manifestazione di donne in Turchia, il Presidente ha ribadito la sua ferma condanna e la richiesta alle autorità di sanzionare gli autori di quegli atti «inqualificabili». Quello che è successo, ha quindi affermato, «non è certo il miglior biglietto da visita per l'ipotetica adesione della Turchia all'Unione». 
Nel ricordare che una delegazione del Parlamento partecipa alla Conferenza mondiale, il Presidente ha sottolineato che, nonostante siano stati ottenuti notevoli progressi, permangono problemi e sfide «enormi», che tuttavia «non sono senza soluzioni».
Ancora oggi, in Europa, ha poi sottolineato, 1/5 delle donne è oggetto di molestie e, mentre la povertà «ha sempre di più il volto delle donne», le loro retribuzioni sono inferiori a quelle degli uomini.
Il Presidente ha quindi ricordato che in ogni commissione parlamentare vi è un responsabile dell'uguaglianza di genere per garantire che tale problema non sia confinato in ambiti specialistici, ma sia affrontato in tutte le politiche. Inoltre, anche la Costituzione ha elevato la parità di genere a obiettivo e valore dell'Unione. Tuttavia, ha aggiunto, «non vi sarà uguaglianza senza un'evoluzione della mentalità del maschio», ancora radicata in ampi strati delle società.
Nel sottolineare come l'applicazione dell'articolo III-116 della Costituzione che prevede la sanzione dei reati contro le donne rappresenti un passo avanti nella difesa della parità, il Presidente ha concluso evidenziando come l'uguaglianza non si manifesta solo con il numero di deputati donne, ma anche negli strati più bassi della società. 

Altri interventi 

Lissy GRÖNER (PSE, DE), a nome delle interroganti, ha voluto ricordare che in tutto il mondo la donna non partecipa in modo sufficiente al processo decisionale ed ha sottolineato il ruolo estremamente importante dei risultati della piattoforma di azione in corso a livello ONU. Congratulandosi poi con la Presidenza per la conduzione dei negoziati in difesa dei diritti della donna, l'oratrice ha affermato che vi sono ampi margini di manovra. Oggi, ha aggiunto, ci sono 12 settori diversi che devono essere valutati per mettere in luce e colmare le lacune che esistono ancora in questi campi.
Ricordando che ogni Stato membro ha stilato una relazione sulla situazione interna, l'oratrice ha sottolineato i progressi conseguiti nel settore della partecipazione politica, citando l'esempio del governo spagnolo e il risultato delle ultime elezioni europee.
Nel citare poi la situazione deludente di Francia e Italia a livello di partecipazione parlamentare, ha esortato a proseguire gli sforzi sostenendo che «le quote sono necessarie per far partecipare la donna al processo decisionale e politico».
L'oratrice, evidenziando inoltre quanto fatto in ambito europeo contro le discriminazioni, ha affermato tuttavia che risulta ancora lacunoso il recepimento negli Stati membri. «Non possiamo accettare che una donna su cinque in Europa sia vittima di vari tipi di violenza», ha detto dopo aver citato il Programma DAPHNE.  Ella ha poi sollecitato la creazione di un Istituto per il genere che fornisca una base di dati statistici di ausilio ai lavori da svolgere in tale materia, così come ha auspicato un programma che sostenga la parità dei sessi in tutti i settori. «La buona volontà non è sufficiente», ha concluso, «abbiamo bisogno di misure».
Marie-Josée JACOBS, a nome del Consiglio, ha ricordato che la Presidenza ha già lanciato un messaggio forte in merito all'impegno dell'Unione a favore dell'attuazione integrale e effettiva del programma d'azione di Pechino. Tuttavia, ha aggiunto, non è ancora possibile rendere conto dei risultati in quanto la Conferenza è ancora in corso. La Ministra ha poi sottolineato come l'Unione europea consideri la parità tra uomini e donne un principio fondamentale e ritenga che i diritti delle donne e delle bambine siano «una parte inalienabile, integrale e indivisibile» dei diritti universali degli esseri umani.La valutazione di «Pechino + 10», ha proseguito, costituisce un momento importante per l'Unione in quanto non permette solo di rafforzare il suo impegno verso il raggiungimento degli obiettivi del programma d'azione, ma rappresenta anche l'occasione per esaminare in quali campi vi siano stati dei progressi e in quali, viceversa, va profuso maggiore impegno. Ricordando quindi la relazione stilata dalla Presidenza sui progressi compiuti dall'Unione nel quadro del programma di Pechino, la Ministra ha sottolineato come essa indichi anche le sfide che restano da affrontare in merito ai dodici settori sensibili definiti nel 1995. Occorre chiedersi, ha poi aggiunto, quali siano gli ostacoli che si oppongono alla realizzazione della parità tra uomini e donne per poi sormontarli.
L'oratrice ha quindi voluto ricordare le iniziative prese a livello dell'Unione a favore della parità, individuando tre tappe fondamentali: l'adozione del Trattato di Amsterdam che ha creato nuove competenze in materia, la definizione di una strategia europea per l'occupazione e l'integrazione delle questioni legate alla parità in diversi campi d'azione, come nei fondi strutturali. Il quadro legislativo europeo, ha proseguito, non ha smesso di rafforzarsi e, in tale contesto, ha voluto ricordare la direttiva adottata nel dicembre scorso che, per la prima volta, tratta il principio della parità al di là del campo strettamente professionale, ampliandolo ai settori dei beni e dei servizi accessibili al pubblico. Tuttavia, ha precisato, sussiste uno sfasamento tra la parità di diritto e la parità di fatto, mentre permangono importanti disparità di trattamento in numerosi settori.
La Ministra ha quindi affrontato i diversi temi sollevati dall'interrogazione orale, indicando quanto fatto e cosa resta ancora da fare nell'Unione. Ampio spazio è stato dedicato all'occupazione e alla conciliazione della vita familiare con quella professionale, così come al problema della violenza contro le donne. Ma anche i temi della povertà e dell'esclusione sociale sono stati esaminati, assieme a quelli della politica di cooperazione e sviluppo promossa dall'Unione. Infine, sono stati toccati i temi della tratta delle donne e delle bambine, dei diritti umani e della situazione delle donne nei conflitti armati.
Vladimír ŠPIDLA, a nome della Commissione ha esordito affermando che Giornata internazionale della donna è per l'Unione europea una grande occasione per continuare a fare dei progressi su questa strada. Sottolineando poi l'importante contributo dell'Unione europea agli accordi presi nel quadro delle Nazioni Unite, il commissario ha ricordato che l'Esecutivo ha cercato di coordinare i lavori nell'ambito della piattaforma di Pechino.
L'oratore ha tuttavia evidenziato come vi sia ancora molto da fare in questo campo, per esempio a favore della conciliazione fra vita familiare e vita lavorativa e, a questo proposito, ha ricordato la revisione della direttiva sul tempo di lavoro «che avrà un importante significato al riguardo». Il commissario ha poi affermato che è in corso un'iniziativa mirata a raccogliere dati comparabili in materia di parità uomo/donna.
Egli ha poi sottolineato che dieci anni dopo Pechino «purtroppo le donne sono sempre messe di fronte al terribile problema della tratta delle donne», ed è importante che il lavoro dell'Unione europea contro questo crimine venga sviluppato e rafforzato. A breve, ha quindi detto, la Commissione vuole presentare una comunicazione a tale riguardo.
La questione della salute è stata poi affrontata dal commissario ricordando le varie strategie che vengono portate avanti. In particolare, ha citato la pianificazione familiare, la prevenzione delle gravidanze delle bambine e anche la prevenzione e la lotta contro l'AIDS per i bambini e per le bambine. Nel settore della formazione e dell'istruzione è poi necessario sviluppare progetti atti a garantire che la disparità tra generi «non inizi già a scuola e poi continui più avanti nella società».
Il commissario ha poi ricordato la direttiva sulla televisione senza frontiere e la proposta dell'Esecutivo volta a tenere conto, in tale ambito, del valore e della dignità della donna. E' importante, ha proseguito, che i mass media vengano resi consapevoli maggiormente del fatto che nelle loro produzione devono escludere elementi discriminatori. Ma la questione della parità deve essere affrontata anche nel settore dell'aiuto allo sviluppo, in tema di povertà e lotta per la protezione dei diritti umani.
«Una società che non tiene conto della potenzialità femminile non può aver successo», ha detto. Nell'Unione europea e negli Stati membri sono stati fatti grossi passi avanti nel quadro della piattaforma d'azione però il commissario ha voluto ricordare che i diritti delle donne rappresentano una parte fondamentale dei diritti umani iscritti anche nella  Costituzione.
Il commissario si è infine detto lieto dei progressi compiuti verso la creazione dell'Istituto per la parità uomo/donna che «fornirà un contributo molto importante» alla politica in tale materia.
Anna ZÁBORSKÁ (PPE/DE, SK), presidente della commissione parlamentare per i diritti della donna e l'uguaglianza dei sessi, ha affermato che i progressi di Pechino sono percepiti da tutte le donne ed ha poi rivolto un pensiero a chi ha dedicato la vita alla difesa dei diritti della donna. La società, ha proseguito, discrimina le donne. Esortando a difenderle contro ogni violenza, ha affermato che il problema dell'aborto non è solo delle donne ma è anche responsabilità dell'uomo. Mentre l'essere madre non deve portare a discriminazioni sul lavoro.
Pia LOCATELLI (PSE, IT) ha sottolineato come la piattaforma di Pechino abbia stabilito che i diritti delle donne sono diritti umani e che «da lì non si torna indietro», «nonostante da qualche anno i paesi più conservatori del mondo ci stiano provando». Ed ha quindi portato ad esempio il «tentativo» in questa direzione degli Stati Uniti durante i lavori della commissione Donne delle Nazioni Unite, «fermato grazie soprattutto alla delegazione europea».
Secondo la deputata occorre accelerare il processo di attuazione della piattaforma ed ha sottolineato che uno dei temi in essa affrontati è quello del potere politico «ancora saldamente in mani soprattutto maschili». Ancora oggi, ha spiegato, le donne rappresentano solo il 15% dei parlamentari del mondo, mentre solo quindici paesi su circa duecento hanno raggiunto la quota che viene definita «massa critica del 30 per cento». Quando le donne raggiungono la massa critica degli organismi, ha quindi aggiunto, «è più facile che i loro punti di vista e le loro esperienze siano considerate, venga data priorità alle loro preoccupazioni e l'azione diventi possibile».
Dei quindici paesi citati, ha proseguito, otto di questi sono in Europa. Stigmatizzando tuttavia come si tratti di meno di un terzo dei venticinque che compongono l'Unione, la deputata ha sollecitato maggiore volontà, impegno e azione affinché «questi otto paesi diventino venticinque». Ed ha aggiunto che «ci vuole soprattutto la convinzione che più donne nei parlamenti conviene sia agli uomini che alle donne», portando ad esempio il caso spagnolo a dimostrazione «che la democrazia paritaria è possibile». 

Sessione plenaria
7 - 10 marzo 2005
Strasburgo
Pari opportunità / Diritti della donna
8 marzo: combattere la violenza contro le donne 

Interrogazioni orali di Lissy GRÖNER (PSE, DE), Amalia detta Lia SARTORI (PPE/DE, IT), Hiltrud BREYER (Verdi/ALE, DE), Eva-Britt SVENSSON (GUE/NGL, SE), Konrad SZYMAŃSKI (UEN, PL), Urszula KRUPA (IND/DEM, PL), Lydia SCHENARDI (NI, FR) e Maria CARLSHAMRE (ALDE/ADLE, SE)

Seguito della Quarta conferenza mondiale sulla piattaforma d'azione per le donne (Pechino + 10)

Docc.: B6-0015/2005 e B5-0016/2005
Dibattito: 8.3.2005

La coincidenza tra la riunione della Plenaria e la giornata della donna ha portato all'organizzazione, nei locali del Parlamento a Strasburgo, di una serie di eventi dedicata alla denuncia della violenza contro le donne. Tra le varie attività previste, figura un dibattito aperto - cui è invitata a partecipare tutta  la stampa presente - sulla lotta contro la violenza nei confronti delle donne che sarà introdotto dal Presidente BORRELL.
Oltre a diverse deputate europee, al dibattito prenderanno parte il premio Sacharov 2001 Nurit Peled-Elhanan, la deputata nazionale olandese Ayaan Hirsi Ali, la Direttrice di Amnesty International per l'Europa Nicola Duckworth, la regista Nadine Trintignant, nonché altre personalità. Prima della proiezione del film di Iciar Bollain Te doy mis oyos, che ha vinto sette Goyas (gli Oscar spagnoli) e quattro premi al festival di San Sebastian, il produttore presenterà l'opera. Una nota di background, compreso il programma dettagliato delle attività, è disponibile in francese e inglese sul sito del Servizio Stampa: FR e EN
L'evento, inoltre, ha spinto otto deputate di tutti i gruppi del Parlamento - tra le quali l'italiana Lia SARTORI (PPE/DE, IT) - a presentare due articolate interrogazioni orali alla Commissione e al Consiglio sul seguito della Quarta conferenza mondiale sulla piattaforma d'azione per le donne, «Pechino + 10». Il dibattito che seguirà, potrebbe portare all'adozione di una risoluzione del Parlamento europeo.
Le interrogazioni orali ricordano che il 18 maggio 2000, il Parlamento europeo aveva approvato una risoluzione sul seguito della piattaforma d'azione di Pechino e, alla luce di questa, pone dei quesiti in merito ai settori critici individuati.
Donne e occupazione. Le deputate chiedono alla Commissione quali azioni sono previste per far fronte alla disparità fra i generi in campo retributivo, lavorativo e per quanto riguarda la disoccupazione, e se essa intende presentare misure legislative per conciliare la vita privata con quella lavorativa. Al riguardo, è chiesto anche al Consiglio se, dal canto suo, intende sostenere misure legislative in questo campo.
Donne e processo decisionale. Alla Commissione è chiesto se prevede di presentare misure legislative per quanto riguarda la parità tra i generi nel processo decisionale, nonché quali misure sono state adottate per mettere in pratica la raccomandazione del Consiglio del 2 dicembre 1996 sulla partecipazione bilanciata delle donne e degli uomini nel processo decisionale.
Violenza contro le donne. Le deputate chiedono alla Commissione e al Consiglio se è loro intenzione dichiarare il 2006 Anno europeo contro la violenza sulle donne, come reiteratamente richiesto dal Parlamento europeo. L'Esecutivo, inoltre, è esortato ad organizzare campagne pluriennali contro la violenza nei confronti delle donne. Le due Istituzioni, poi, sono invitate a spiegare se ritengono esista un collegamento tra la prostituzione e il traffico di esseri umani, nonché ad illustrare quali misure intendono adottare per combattere quest'ultimo.
Donne e salute. La Commissione è chiamata ad illustrare quali misure sono state adottate per garantire che si tenga conto delle esigenze in materia di salute e, più in particolare, per affrontare le malattie sessualmente trasmissibili, l'HIV/AIDS e le questioni legate alla salute sessuale e riproduttiva.
Donne e istruzione. L'Esecutivo è sollecitato a illustrare quali misure sono previste per potenziare il contributo dell'istruzione per tutto l'arco della vita e della formazione professionale al fine di favorire l'accesso femminile a lavori qualificati e di garantire la parità tra i generi nel campo dell'istruzione.
Donne e mezzi di comunicazione. La Commissione è invitata a spiegare come intende definire l'equilibrio tra la libertà individuale di espressione/libertà di stampa e il diritto alla parità tra i generi e alla dignità umana.
Donne e sviluppo - donne e ambiente. Commissione e Consiglio sono chiamati a illustrare quali misure sono state adottate per integrare la dimensione di genere nella politica UE di cooperazione allo sviluppo, con particolare riguardo agli Obiettivi del Millennio dell'ONU.
I diritti delle donne sono diritti umani.  Alla Commissione e al Consiglio è chiesto come, nell'organizzazione della nuova agenzia UE per i diritti dell'uomo, intendono rendere le politiche in materia di diritti dell'uomo più sensibili alla specificità di genere, così da evidenziare le particolari violazioni subite dalle donne.
Donne e povertà. Al Consiglio è domandato se intende adottare specifici indicatori di genere, collegati con la femminilizzazione della povertà, allo scopo di perseguire una politica più concertata nel campo della protezione sociale.
Le bambine. Le deputate chiedono al Consiglio quali misure prenderà, insieme al programma Daphne, per sradicare lo sfruttamento sessuale delle bambine (traffico, turismo del sesso) sia in politica interna sia in quella estera, inclusi i diritti di asilo per le vittime.
Donne e conflitti armati. Le deputate, ricordando la risoluzione del Parlamento europeo sulla partecipazione delle donne alla pacifica risoluzione del conflitto, chiedono al Consiglio se è rispettata la quota del 40% delle donne per quanto riguarda la partecipazione alla riconciliazione, al mantenimento della pace e ai posti di prevenzione dei conflitti, comprese missioni di studio e di osservazione, eseguite per conto dell'UE e dei suoi Stati membri.
Attuazione. Infine, le deputate chiedono alla Commissione se intende esaminare l'elaborazione di una relazione sull'attuazione della piattaforma di Pechino nell'Unione europea, «contenente dati ripartiti per genere, parametri ed un calendario preciso per la sua attuazione», e come intende organizzare la strategia di monitoraggio per quanto riguarda gli indicatori definiti dalle varie Presidenze dell'UE.