1°
CONGRESSO NAZIONALE FLC CGIL
Trieste - Portorose, 15 - 18 febbraio 2006
SINTESI LAVORI SESSIONI TEMATICHE
precariato
La
sessione si e' aperta con una relazione della compagna Luisella De Filippi
contenente una analisi del precariato nel settore della conoscenza. Nella
scuola il fenomeno interessa circa il 20% del comparto ma il dato e' in
aumento e si deve anche sottolineare che gli occupati nel settore sono un
milione quindi il numero effettivo dei precari e' comunque altissimo. Nel
settore della formazione professionale circa il 70% delle persone lavora
con contratti atipici mentre nella ricerca e nell'universita' i precari
sono oltre 50.000. La precarieta' incide sulla vita delle persone ma anche
sulla qualita' del sistema formativo nel suo complesso minando la liberta'
di ricerca e insegnamento.
Questo fenomeno e' il frutto delle politiche sciagurate del Governo ma
anche della progressiva diminuzione dei finanziamenti oltre che da
mutamenti nel mercato e nell'organizzazione del lavoro.
E' necessario un intervento di carattere legislativo che abroghi la legge
30 e modifichi la fattispecie che definisce il lavoro subordinato (art.2094
c.c.) introducendo la categoria del "lavoro economicamente dipendente"
superando di fatto le collaborazioni coordinate e continuative nel
pubblico impiego e i co.pro. nel privato.
Altrettanto importante e' l'aumento dei finanziamenti alla scuola, all'Afam
e al sistema della ricerca e dell'universita'.
Il coordinatore della discussione Salvatore Intravaia (giornalista di
Repubblica) propone come primo input una riflessione sul binomio
precarieta'/flessibilita'. La prof. Paola Villa dell'Universita' di Trento
sottolinea come non esista un rapporto empiricamente provato tra aumento
dei tassi di flessibilita' del mercato del lavoro e l'occupazione. Per la
prof. Marialuisa Bianco dell'Universita' Orientale di Torino, la parola
flessibilita' e' stata utilizzata per celare la precarizzazione dei
rapporti di lavoro. Claudio Treves, coordinatore del dipartimento mercato
del lavoro della CGIL Nazionale, sottolinea come entrambe le parole
vengano declinate con troppi significati e pertanto non siano piu' utili
al discorso politico. Dopo questo primo giro di battute iniziano gli
interventi. Il primo e' Raffaele Ruggiero sul tema del precariato nella
scuola in particolare sullo scandalo della graduatorie (per l'intervento
completo vai …)
Alessandro Ariemma e' invece precario dell'universita' Federico II di
Napoli. Sottolinea l'importanza per i precari dell'universita' della
costruzione di diritti e tutele sociali. Infatti i contratti di
collaborazione e gli assegni sono privi dei fondamentali presupposti per
un dignitoso rapporto di lavoro, ma e' necessario costruire un percorso
unico nella carriera che da un lato dia ragionevoli certezze sulle
prospettive di inserimento in un eta' non troppo avanzata, dall'altro
eviti il crearsi di presupposti per immissioni in ruolo una tantum che
riproducano gli ennesimi problemi. E' poi fondamentale creare un sistema
di rappresentanza dei che permetta anche ai precari di partecipare alla
vita degli atenei.
Inizia un dialogo che andra' avanti per tutta la sessione tra i "discussant
e la platea, saranno infatti moltissimo gli interventi che animeranno il
seminario.
La precarieta' nelle universita' dovrebbe avere una durata limitata nel
tempo mentre oggi la maggioranza dei ricercatori precari rischia di
trascorrere anche 10 anni prima di vedere la possibilita' di un concorso.
Del resto, come nota la prof Bianco un altro grave problema e' determinato
dalla individualizzazione estrema dei rapporti di lavoro, per cui e' il
singolo docente o ricercatore a gestire i contratti discrezionalmente e a
diventare controparte dei precari. I relatori convengono sul fatto che il
livello di precarieta' del sistema Italia e' tra i piu' alti in assoluto e
inoltre tra i paesi dell'Unione Europea il nostro ha una eta' di
immissione nel mercato del lavoro molto avanzata, 28-33 anni. L'immissione
nel mercato del lavoro avviene peraltro prevalentemente con contratti
atipici in particolare 1 su tre .
Ermanno, docente della scuola, invita a fare anche proposte e a non
limitarci all'analisi del fenomeno, per esempio sulle graduatorie che
dovrebbero essere utilizzate solo se diventano definitive entro il 31
luglio.
Giusto Scozzaro evidenzia come la flessibilita' dipenda in molti casi da
dati di contesto che la rendano a volte ineliminabile in questi casi e'
necessario intervenire affinche' non si traduca soggettivamente in una
automatica condizione di precarieta'
Toni, dell'universita' di Catania ricorda l'importanza della democrazia
dalla quale i precari sono esclusi e l'urgenza di garantire diritti e
tutele ai lavoratori co.co.co
Per Treves le proposte devono ruotare intorno alla valorizzazione del
lavoro stabile come norma e ridurre il precariato all'eccezione cosa
impossibile fino a quando il costo dei contratti parasubordinati sara'
inferiore di 13 punti rispetto al lavoro dipendente…
Palombini osserva che da parte dei ricercatori precari c'e' spesso una
scarsa consapevolezza delle loro necessita' rivendicative, cio' e' certo
frutto della tipologia di rapporto di lavoro, ma anche di una politica che
per troppo tempo ha considerato vero lavoro solo il rapporto a tempo
indeterminato, indicandolo come unica panacea al precariato. Le
rivendicazioni di assunzioni quindi, ancorche' necessarie, sono una delle
vie da percorrere, secondaria rispetto alla necessita' di conferire
diritti e tutele a tutti i lavoratori, accompagnandoli cosi' in un
percorso di presa di coscienza.
Massimo Mari ricorda a tutti che la FLC rappresenta, a differenza di altre
categorie, sia il pubblico che il privato. E le differenze tra i settori
non mancano. Nel secondo infatti domina la logica del profitto quindi i
caratteri dello sfruttamento assumono connotati diversi…non esiste la
speranza che un governo sensibile o un ministro illuminato dalle nostre
lotte bandisca i concorsi necessari ad estinguere il bacino della
precarieta'. Nelle scuole private in particolare, la capacita' di
contrattazione (individuale naturalmente in quanto si tratta di contratti
a progetto) dipende dal contesto ambientale…tanto che in alcune citta' si
arriva a lavorare per 2 euro a ora. Molti lavoratori peraltro sono
disposti anche a farlo gratis per acquisire punteggio in vista dei
concorsi.
Dal compagno Marchitto dell'Universita' di Foggia arriva forte la domanda
di democrazia per i precari che devono poter partecipare sia alle rsu che
agli organi di governo e controllo dell'ateneo ma anche i diritti sociali
devono essere estesi. Conclude il suo intervento con una considerazione
sull'accesso al credito per chi ha un rapporto di lavoro intermittente,
segnalando una iniziativa importante di Banca Etica e della Provincia di
Foggia nata per dare questa possibilita'.
La strumentalizzazione politica dei precari in Sicilia e' al centro della
riflessione di Pina Palella di Catania che evidenzia l'impegno forte della
FLC nella difesa di questi lavoratori, lei stessa e' stata precaria per 14
anni…
Nelle conclusioni gli ospiti riprendono le suggestioni dei molti
interventi, Treves in particolare sollecitato sui temi delle
esternalizzazioni e del sud affronta nel suo intervento conclusivo il
problema del lavoro nero al sud causa del ricatto che molti precari
subiscono nelle regioni interessate dal fenomeno, In Calabria si parla di
1/3 del Pil. Far emergere il nero sarebbe, dice con una battuta, una cosa
di sinistra.
Luisella, in chiusura, ricorda che la tavola rotonda e' stata l'inizio di
una riflessione condivisa sul tema del precariato tra le diverse anime che
danno vita alla FLC, la discussione dovra' proseguire ma l'intervento
della categoria a favore dei precari si intensifichera' da subito.
autonomia/autonomie
La sessione di lavoro
congressuale dedicata all'autonomia e' stata aperta da una relazione
introduttiva di Giovanni Garofalo, Segretario Nazionale FLC, che ha
presentato il documento "Autonomia Autonomie" elaborato per l'occasione da
Maria Brigida, Beniamino Lami e Paolo Saracco. Nelle riflessioni di
Garofalo e' stata centrale quella sulle ragioni che hanno spinto il nostro
sindacato a fare proprie le ragioni dell'autonomia e a interrogarsi su
come declinarla nell'azione politica concreta, per superare compiutamente
sia l'impostazione centralistica che continua ancora a ispirare l'azione
ministeriale, sia le posizioni pseudo-innovative che considerano cultura e
saperi come merce e non come bene pubblico. Ha poi richiamato l'idea di
autonomia coltivata dalla CGIL, che costituisce sintesi tra liberta' di
ricerca e responsabilita' verso la societa', si fonda sulla sequenza
"programmazione/implementazione/valutazione" e assume quest'ultima come
strumento volto a migliorare l'attivita' didattica, i suoi risultati e il
funzionamento complessivo delle istituzioni.
La prima comunicazione, dell'assessore della Regione Emilia Romagna,
Mariangela Bastico, e' partita dalla nozione dell'Autonomia scolastica
come autonomia dei soggetti che intervengono a vario titolo sull'Offerta
formativa e intrecciano le proprie competenze per garantire il
soddisfacimento della domanda di istruzione e formazione. Autonomia quindi
in primo luogo come espressione della comunita' di docenti, studenti,
genitori che, attraverso i propri organi di governo, operano rapportandosi
alle altre autonomie; in una logica quindi di sistema formativo legato al
territorio, rispetto al quale vanno considerati e devono considerarsi come
volano per lo sviluppo economico e sociale locale e generale a un tempo.
Cristiano Violani, docente universitario, ha ripreso la nozione di
autonomia che, a suo avviso, per recuperare senso e qualita' deve imparare
a muoversi nella logica circolare della
programmazione/sviluppo/valutazione. Egli ha poi sviluppato il momento
della valutazione come "trasparente accountability" per consentire, alle
agenzie di governo, strumenti conoscitivi in funzione del miglioramento
continuo.
La comunicazione di Andrea Bagni, docente in un Istituto Tecnico
commerciale di Prato e vicedirettore di Ecole si concentra sui "corpi
intermedi" della scuola (microspazi e gruppi informali, dentro e fuori i
diversi istituti, dove i docenti si scambiano informazioni, stimoli ed
esperienze) che nella sua analisi costituiscono i luoghi della resistenza
alla depressione e alla "desertificazione" che caratterizzano l'universo
degli istituti superiori. Corpi intermedi che vengono contrapposti ai
luoghi della collegialita' formale (Collegi, Consigli, commissioni) e
potrebbero costituire gli anticorpi con i quali ripensare l'autonomia a
partire da un'altra idea di scuola. In quest'ottica, l'autonomia si
configura come strumento e garanzia di questi spazi e sponde della "soggettivita'".
Invece, nella sua rappresentazione, in questi anni e' prevalsa la
connessione di autonomia con gerarchizzazione, microprogettualita'
inconcludente, cultura aziendalistica e competizione tra scuole.
L'ultima comunicazione di Michele Gentile, coordinatore del dipartimento
settori pubblici CGIL, sviluppa le ragioni per cui siamo a favore
dell'autonomia come espressioniedi identita' e quadro di riferimento per
le diverse competenze che interagiscono sull'universo istruzione e
formazione, cioe' Stato, Regioni, Istituzioni scolastiche.
In questo ragionamento colloca la sua riflessione sulla contrattazione
vista come garanzia dell'autonomia: "Dove non c'e' contrattazione, non
c'e' autonomia, perche' l'Istituzione corre il rischio di un governo
dall'alto, potenzialmente a-democratico e autoritario".
Su queste comunicazioni introduttive si sviluppa un dibattito molto
serrato e intenso con interventi (circa 20) di docenti della scuola e
dell'universita', di dirigenti scolastici e del personale ATA.
Diversi interventi hanno ripreso le argomentazioni di Bagni per
sottolinearne chi la capacita' di rappresentare la crisi della scuola e la
necessita' di mettere la qualita' della relazione educativa al centro di
un diverso modo di intenderla, e liberare l'insegnamento da ipertrofie
valutative e collegialita' formali e vuote; chi, pur apprezzando la
suggestione delle sue riflessioni, evidenzia la labilita' dei suoi "corpi
intermedi" e l'improbabilita' che gli stessi possano dar vita a progetti
alternativi e argomenta che l'attuale difficolta' a dare senso e valore
agli spazi dell'autonomia nasce dal fatto che essa non "si sostanzia" di
progettazione e non poggia su competenze e comportamenti, e quindi cultura
e condizioni, in grado di darle gambe e produrre innovazioni e
miglioramenti. Diventa allora importante lavorare sulle condizioni per
l'autonomia, a partire dall'organico funzionale come strumento per far
vivere strutture intermedie capaci di coprire funzioni di coordinamento,
di presidio delle sue aree piu' importanti di funzionamento, di
collaborazione col Dirigente scolastico sui vari aspetti di organizzazione
interna.
Altri interventi hanno ripreso la nozione di autonomia funzionale, per
richiamare che l'autonomia ha senso solo se e' legata alla capacita' delle
scuole di rendicontare socialmente quello che fanno.
Non pochi interventi si sono interrogati sulle ragioni per cui l'Autonomia
non e' decollata e sono prevalse versioni addirittura fuorvianti di cui e'
esempio principale l'Autonomia come decentramento che ha appesantita il
lavoro delle segreterie amministrative delle scuole a scapito spesso del
supporto alla didattica. Sulle ragioni, molti hanno richiamato la
fragilita' legata al fatto di essere una innovazione "giovane", almeno
nella scuola (ben altra e' invece l'esperienza dell'Universita' dove pure
non mancano difficolta'), ma e' risultato prevalente il riferimento alle
condizioni in cui hanno operato le scuole sotto il ministero Moratti, dove
legislazione (le leggi Moratti) e disposizioni delle Finanziarie hanno
"strangolato" un'autonomia ancora fragile. Al riguardo però e' stato anche
osservato che l'Autonomia e' riuscito ad essere strumento di "resistenza"
importante.
Altre riflessioni hanno accennato ai perche' l'Autonomia e' stata "vissuta
al suo contrario": perche' ad esempio, l'A. organizzativa e' stata vista
come invasiva delle prerogative del Collegio dei docenti o come luogo su
cui scaricare problemi e non invece luogo della loro risoluzione.
In tanti si sono invece interrogati anche su "come e da dove ripartire"
per mettere a punto un progetto di Autonomia che valorizzi anche
esperienze importanti fatte al riguardo. Come ad esempio, l'esperienza
delle reti di scuola (e' stata riportata quella delle reti di Brescia).
Ma i terreni indicati come quelli su approfondire la discussione sono
risultati quelli della rivisitazione degli OO.CC., del rapporto tra
Autonomia e rappresentanza (e quindi della chiarificazione delle funzioni
e del ruolo del Dirigente scolastico) e tra Autonomia e sussidiarieta'; ma
anche della rivisitazione
- di alcuni statuti contrattuali, come ad esempio l'orario li lavoro
dedicato alle attivita' funzionali all'insegnamento o l'impegno
professionale sulla formazione e l'aggiornamento;
- di alcuni terreni della contrattazione sindacale e delle funzioni delle
RSU.
Ma terreno di approfondimento, e' stato detto, dovra' essere anche quelo
che dovra' portare alla abrogazione di quella legislazione che costituisce
negazione di spazi e prerogativa delle scuole autonome e dell'AFAM (le
leggi di questo quinquennio morattiano).
Societa'
della Conoscenza, beni comuni, Europa, mondo
Con il
coordinamento della giornalista Anna Pizzo, redattrice di Carta, si e'
svolto un dibattito a cui hanno partecipato Luciana Castellina, Gianpaolo
Patta, Bruno Trentin e Gabriella Giorgetti che ha aperto i lavori.
Gabriella Giorgetti, citando i documenti congressuali ha detto che la
conoscenza e' un bene comune, quindi non puo' essere monetizzata, non ha
carattere competitivo, non e' proprieta' esclusiva di qualcuno e non e'
mezzo di esclusione, ma un fattore di inclusione sociale perche' la
circolazione della conoscenza arricchisce tutti. Da qui il rifiuto netto
di qualsiasi forma di privatizzazione e di trasformazione della conoscenza
in merce, perche', oltre a impoverire la societa' suo complesso, sarebbe
strumento di disuguaglianze e di nuove ingiustizie.
La privatizzazione coinvolge anche servizi che indirettamente incidono
sull'educazione: ad esempio le biblioteche, le mense, gli edifici
scolastici, ecc. L'UE e' la maggiore esportatrice e importatrice di
servizi a livello mondiale (26% del commercio globale), ma e'
caratterizzata da una logica liberista. Per questo, di fronte alle
richieste dei sindacati di definire i servizi di interesse generale, ha
fatto orecchie da mercante e tenta di privatizzarli (Gats). Le conseguenze
sono sotto gli occhi di tutti.
1. Accesso all'istruzione. In molti paesi in via di sviluppo l'educazione
pubblica e' stata smantellata echi non puo' permettersi di pagare
l'accesso alla scuola privata, rimane escluso dall'istruzione, dalla
formazione, dal sistema culturale. La difficolta' di accesso alla
conoscenza ha per conseguenza un deficit di democrazia, anche nei paesi
piu' sviluppati. Un esempio per tutti. La connessione tra sapere e
problemi etici che hanno delle ricadute sulla persona e sulle sue scelte:
e' il caso della procreazione assistita in Italia.
2. I contenuti. Nei Paesi in via di sviluppo si tende prima di tutto a
un'educazione strumentale, finalizzata al lavoro. Non riesce a penetrare
l'idea che l'educazione sia anche una risorsa della persona. Emergono
modelli pedagogici e formativi standard, di tipo americano, e questo porta
a una omogeneizzazione della cultura.
3. Si finanzia poco la ricerca di base, piu' spesso quella finalizzata
alla produzione. Il sapere viene capitalizzato dall'industria.
4. E' in aumento la precarieta' del lavoro, i suoi carichi e suoi ritmi.
Le nuove tecnologie sembrano favorire questo processo, anziche'
alleggerire il lavoro.
5. Il concetto di una conoscenza come bene comune deve diffondersi nel
mondo. I beni comuni sono quei beni, come l'acqua, che servono per vivere
insieme, non sono sostituibili, implicano una gestione comune.
La conoscenza come bene comune nasce dall'esperienza brasiliana delle
scuole cittadine di Paolo Freire. Il principio e' che una scuola
partecipata e democratica e' anche emancipazione e consapevolezza di
diritti.
Il concetto di conoscenza come bene comune pone alcuni interrogativi. Come
si fanno le riforme. Come si facilita la partecipazione. Quale valutazione
e quale controllo. Quale deontologia professionale. Quale equilibrio tra
il diritto d'autore e il diritto di fruibilita'.