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SITI della SICUREZZA e della SALUTE



            Pericoli e fattori di Rischio

   Amianto


IL MINERALE
 
Amianto  :  dal  greco  amiantos  “  incorruttibile”  . 
Silicato  fibroso  derivante  da  trasformazione metamorfica di serpentino o anfiboli.
 
Asbesto : dal greco asbestos “ inestinguibile” . 
 
I due termini sono sinonimi e vengono usati indifferentemente per indicare un gruppo di minerali che si presentano sotto forma di fibre incombustibili suscettibili di tessitura.
La  composizione  chimica  è  prevalentemente  quella  di  un  silicato  idrato  di  magnesio  a  struttura microicristallina e di aspetto fibroso.

I minerali che si trovano in natura sono divisi, in funzione della loro struttura cristallina, in due gruppi:

-    minerali anfiboli
-    minerali serpentini

Dagli anfiboli si ottengono altri cinque tipi di amianto denominati: amosite, crocidolite- o amianto
blu-, antofillite, tremolite e actinolite.


Dai serpentini si ottiene il tipo di amianto conosciuto come crisotilo, o amianto bianco, che si trova nelle rocce sotto forma di aggregati fibrosi anche della lunghezza di due, tre metri.

  • gli ANFIBOLI (silicati di calcio e magnesio), i quali comprendono:

     

    la Crocidolite (amianto blu - Na2(Mg,Fe)7Si8O22(OH)2 - dal greco: fiocco di lana - Varietà fibrosa del minerale riebeckite - n. CAS 12001-78-4);

    l'Amosite (amianto bruno - (Mg,Fe)7Si8O22(OH)2 - Acronimo di "Asbestos Mines Of South Africa" - Nome commerciale dei minerali grunerite e cummingtonite - n. CAS 12172-73-5);

    l'Antofillite ((Mg,Fe)7Si8O22(OH)2 - dal greco: garofano - n. CAS 77536-67-5);

    l'Actinolite ( Ca2(Mg,Fe)5Si8O22(OH)2 - dal greco: pietra raggiata - n. CAS 77536-66-4);

     

    la Tremolite (Ca2Mg5Si8O22(OH)2 - dal nome della Val Tremola in Svizzera - n. CAS 77536-68-6).

     

  • il SERPENTINO (silicati di magnesio), il quale comprende:

     

    il Crisotilo (amianto bianco - Mg3Si2O5(OH)4  - dal greco: fibra d'oro - n. CAS 12001-29-5).


Alcuni minerali di amianto

           
  crisotilo                                     amosite                                  crocidolite


Di  questo  gruppo  hanno  interesse  commerciale  solo  la  crocidolite  e  la  amosite.  Oltre  il  93% dell’asbesto  usato  commercialmente  è,  tuttavia,  rappresentato  dal  crisotilo,  materiale  reperibile abbondantemente ed a basso costo, dalle ottime caratteristiche di flessibilità, lunghezza, struttura e resistenza alla tensione ed al calore.
Quella che viene considerata come una fibra di amianto in realtà è costituita da un agglomerato di migliaia di fibre che, sottoposto a sollecitazioni, può scomporsi e rilasciare fibre singole.
Tale peculiarità se da un lato impartisce le caratteristiche tipiche dell’amianto, dall’altro lo rende pericoloso perché sono proprio le singole fibre rilasciate, responsabili delle patologie conosciute. 
L’enorme  diffusione  dell’amianto  che  si  è  avuta  nel  passato  è  dovuta,  oltre  alle  ottime caratteristiche fisiche quali elevata resistenza alla fusione, flessibilità, incombustibilità, resistenza all’usura,  al  grado  di  isolamento  termico  ed  elettrico,  e  ad  un’altrettanta  resistenza  agli  agenti chimici e microbiologici.
Alcune caratteristiche peculiari dell’amianto sembra siano note fin dall’antichità, tuttavia l’utilizzo su larga scala di questo materiale inizia con la fine del secolo scorso.
L’amianto si  ottiene, per scopi industriali, dalla macinazione di  una particolare roccia dalla quale le  fibre  devono  essere asportate.  Per avere  un’idea  delle  dimensioni  di  una  fibra  d’amianto  basti  pensare che : “ in un centimetro lineare si possono disporre fianco a fianco 250 capelli, oppure 500 fibre di lana, oppure 1300 di nylon, oppure 335.000 fibrille di amianto. “  Le proprietà dell’amianto sopra ricordate hanno fatto si che “ dal 1880, data in cui ebbe inzio l’estrazione per fini industriali, ad  oggi,  la  produzione  di  amianto  ha  avuto  un  incremento  vertiginoso:  da  poche  centinaia  di tonnellate ad oltre cinque milioni di tonnellate l’anno.”
In  tutto  il  mondo  l’incremento  dell’estrazione  e  dell’impiego  dell’amianto  segue  una  crescita esponenziale che si interrompe solo dopo la metà degli anni  ’70 , segnando una graduale riduzione a partire dagli anni ’80.
In  Italia  nel  1973  i  consumi  di  amianto  nei  diversi  settori  industriali  ammontavano  a  139.000 tonnellate, nel 1978 a 165.000 tonnellate, nel 1983 a 112.600 tonnellate.

Un  primato  nella  diffusione  dell’amianto  spetta  anche  all’Italia  dove,  nella  seconda  metà dell’Ottocento,  una  gentildonna  lombarda,  Candida  Medina  Coeli  Lena  Ferpenti  di  Gordona  Val Chiavenna, si adoperò per valorizzare le cave della Val Malenco di sua proprietà. L' Italia presentò alcuni campioni del minerale alla Esposizione Universale di Parigi del 1878. Il mercato mondiale per una decina d' anni fu mantenuto dagli esportatori italiani, fino a quando, sul finire del secolo, non vennero scoperti e valorizzati giacimenti ben più ampi di quelli italiani e ricchi di  materiale più pregiato, in Canada, Rhodesia, Australia e Russia.
Il Canada, con il 22% della produzione totale d' amianto è il secondo maggior produttore di crisotilo nel mondo, dopo la Russia,  ed il leader mondiale nell' esportazione. Tutte le miniere canadesi sono situate nel Quebec.
Nel 1995 la Russia ha prodotto circa  700.000 tonn. di amianto, il Canada circa 510.000 tonn., la Cina 250.000 e il Brasile 180.000 tonnellate.
La maggioranza delle oltre 500.000 tonn. d' amianto prodotte annualmente in Quebec vengono ora destinate soprattutto verso i paesi del terzo mondo, come si avrà modo di specificare in seguito.
I  grandi  interessi  economici  che  muovono  le  compagnie  amiantifere  canadesi  si  riflettono  nella instancabile  attività  dell'Asbestos  Institute   ,  organismo   scientifico   di  studio  e  promozione dell' amianto finanziato dalle industrie canadesi, nel sostenere l' innocuità di un   corretto utilizzo dell' amianto crisotilo.
Per le sue carateristiche l' amianto ha trovato applicazione in ben 3.000 diversi prodotti e manufatti industriali: dai tubi per acquedotti agli impianti antincendio, grazie alle proprietà di resistenza agli agenti  chimici  e  microbiologici  e  alle  proprietà  di  isolamento  termico  e  di  ininfiammabilità  del materiale, così come nel campo dell' isolamento elettrico e nel settore edile per le sue proprietà di materiale  isolante  ed  insonorizzante.  (  Famoso  è  l' Eternit,  nome  commerciale  di  un  prodotto industriale praticamente ubiquitario ottenuto miscelando in presenza di acqua, cemento ed amianto in proporzione di circa 6 a 1). E poi guarnizioni,  freni, frizioni, tute, vernici etc…  Ma è   proprio nelle attività di costruzione, manutenzione e demolizione navale che esso ha trovato largo impiego a partire  dagli  anni  successivi  al  1910,  ossia  allorchè  fu  indirizzato  come  materiale  isolante  degli apparati motore delle navi a vapore.
Il suo diffondersi fu incentivato anche dall' obbligatorietà , imposta dai Registri Navali di diversi paesi,  dell' uso  di  coibenti  rispondenti  a  determinati  standard  (  incombustibilità,  resistenza  al calore).
In  tal  modo  era  possibile  creare,  all' interno  delle  navi,  settori  facilmente  isolabili  in  caso  di incendio,  mediante  apposite  paratie  tagliafuoco;  inoltre  si  raggiungevano  altri  scopi  quali l' isolamento termico ed acustico delle sale macchine e dei relativi impianti termici.
Per quanto riguarda i materiali sostitutivi fibrosi di sintesi, che a partire dalla fine degli anni ' 70 hanno  cominciato  ad  essere  impiegati  in  alternativa  all' amianto,  essi  sono  globalmente  indicati come  MMMF ( Man Made Mineral Fibres) e rappresentati dalle fibre di vetro, dalla lana di roccia e fibre di ceramica.
Senza voler entrare approfonditamente sull' argomento delle fibre artificiali sostitutive dell'amianto, ci si limita qui a ricordare che la maggior parte dei sostituti individuati sono a base di fibre minerali di  cui  non  è  assolutamente  provata  l' innocuità  ,  anzi  alcuni  studi  ne  avrebbero  confermato  la cancerogenicità.
Le conoscenze sugli effetti cancerogeni delle fibre artificiali sono relativamente recenti. Le prime ricerche risalgono infatti alla fine degli anni ' 70.
L' evoluzione  degli  studi  scientifici  e  le  raccomandazioni  della  stessa  Organizzazione  Mondiale della  Sanità  (  OMS),  sembrano  orientarsi  verso  un  monitoraggio  sistematico  ed  una  grande attenzione,  soprattutto  nei  riguardi  delle  fibre  di  dimensioni  inferiori  ai  5  micron  in  grado  di  raggiungere, se inalate, i tratti  più periferici dell' alberatura bronchiale .


PATOLOGIE  AMIANTO - CORRELATE
 
L’inalazione    delle  polveri  di  asbesto  può  favorire  l’insorgere  di  diverse  patologie,  in  generale caratterizzate  da  un  lungo  periodo  di  latenza,  ossia  da  un  lungo  intervallo  di  tempo  tra  l’inizio dell’esposizione e la comparsa della malattia.

Le patologie amianto-correlate possono essere così schematizzate:

1)  asbestosi
2)  placche pleuriche
3)  tumori del polmone  e/o di altre sedi
4)  mesoteliomi
 
Asbestosi :
E’  una  malattia  respiratoria  cronica  legata  alle  proprietà  delle  fibre  di  asbesto  di  provocare  una cicatrizzazione (fibrosi) del tessuto polmonare; ne conseguono irrigidimento e perdita della capacità funzionale.  Le fibre  penetrano con  l’aria attraverso  la bocca  ed  il  naso, procedendo poi  lungo  la faringe, la trachea e i bronchi fino ad arrivare agli alveoli polmonari .

Molti studi hanno dimostrato che la pericolosità delle fibre di asbesto è legata al diametro molto piccolo e a una lunghezza superiore ai cinque millesimi di millimetro. E’ stato dimostrato che una parte dell’asbesto che viene respirato non riesce ad essere espulsa e resta negli alveoli dove provoca un’irritazione  (  alveolite)  :  sembra  che  questo  sia  il  primo  passso  per  l’instaurarsi  di  lesioni cicatriziali e quindi di una vera e propria asbestosi. La quantità di asbesto che resta intrappolata nei polmoni  è  legata  alla  quantità  totale  di  asbesto  inalato,  e  dunque  all’intensità  e  alla  durata dell’esposizione: l’asbestosi è pertanto una malattia in cui esiste una stretta correlazione fra “dose “ di asbesto inalata e “ risposta” dell’organismo, quindi tipica di una esposizione professionale. (1)
 
Placche pleuriche asbestosiche :
Rappresentano un reperto radiografico privo di conseguenze funzionali negative.
Costituiscono, però, una prova dell’esposizione all’amianto ( esposizione spesso misconosciuta ).
 
Tumori :
Il cancro del polmone ( carcinoma bronchiale ) è la patologia tumorale amianto-correlata di gran lunga più frequente. Numerosissime indagini epidemiologiche hanno dimostrato un incremento dei tumori  negli  esposti  all’amianto,  anche  a  danno  di  esofago,  stomaco,  colon-retto,  larige,  faringe, bocca,  rene  e  ovaie.  Qualche  sospetto  ci  sarebbe  anche  sul  tumore  della  vescica.  In  termini  di incidenza,  il  problema  dei  tumori  dell’apparato  respiratorio  è  più  rilevante  di  quello  dei mesoteliomi.
 
Mesotelioma :
Colpisce  la  pleura  polmonare  o  il  peritoneo,  ma  può  riguardare  anche  altri  distretti  corporei  ( pericardio, tunica vaginale e del testicolo ) .
E’  una  cosiddetta  lesione  “patognomonica”,  cioè  tipica  dell’esposizione  ad  amianto.    Sono conosciute  solo  altre  due  cause  di  mesotelioma:  esposizione  ad  erionite  (  una  fibra  minerale presente  in  natura  in  Cappadocia  )  e  trattamenti  terapeutici  con inoculazione  di  sostanze  radianti direttamente nella pleura. (2)
Il  mesotelioma  costituisce,  quindi,  una  delle  poche  forme  tumorali  di  cui  si  ha  una  sostanziale certezza  eziopatogenetica;  ossia  la  causa  di  insorgenza  di  questo  tumore,  dalla  prognosi    quasi sempre infausta, è attribuibile pressocchè interamente all’esposizione alle fibre di amianto .



Un po' di storia su conoscenze e prevenzione  del rischio da amianto.

Le conoscenze

1898. L. Deane Ispettrice del Lavoro in Gran Bretagna segnala la pericolosità delle polveri di amianto.

1906. E.M. Murray illustra in Gran Bretagna, un caso “emblematico” di malattia da amianto arrivato alla sua osservazione 7 anni prima; in Francia 50 casi di morti in tessitrici sono messi in rapporto con l’esposizione a polveri di amianto; il tribunale di Torino giudica ammissibile e credibile una denuncia di pericolosità per la salute dell’amianto.

1909. R. Scarpa a Torino a proposito di 30 casi di grave tubercolosi in lavoratori dell’amianto lancia un “grido di allarme” per la pericolosità del pulviscolo che si libera nelle fabbriche dove questi avevano lavorato.

1911. Esperimenti in ratti mostrano “ragionevoli elementi” per sospettare della pericolosità delle polveri di amianto.

1918. Negli Stati Uniti alcune compagnie assicuratrici rifiutano di coprire i lavoratori dell’amianto stante la pessima condizione delle industrie dove lavorano.

1924-27. W.E. Cooke in Gran Bretagna descrive con maggiore precisione la fibrosi polmonare da accumulo di polveri di amianto denominata “asbestosi”.

1930. E.R.A. Merewether e C.W. Price dell’Ispettorato del Lavoro della Gran Bretagna redigono un rapporto altamente convincente nel descrivere la pericolosità delle aziende dove viene tessuto e lavorato l’amianto.

1935-45. Vengono descritti in Gran Bretagna in Germania e negli Stati Uniti casi di tumore del polmone in lavoratori ammalati o morti per asbestosi.

1941-49. M. Nordmann e A. Sorge riportano in Germania i primi indizi della cancerogenità dell’amianto in sperimentazioni con topi; i risultati di altre sperimentazioni effettuate nello stesso periodo negli Stati Uniti presso i laboratori Saranac per conto di aziende produttrici non verranno mai resi noti.

1942. In Germania viene riconosciuta come malattia professionale indennizzabile il tumore polmonare che compare in lavoratori con l’asbestosi.

1955. R. Doll in Gran Bretagna dimostra con certezza che i lavoratori dell’amianto hanno un elevato rischio di ammalarsi di tumore polmonare.

1959-60. R.Wagner e coll. in Sud Africa identificano il mesotelioma come conseguenza lavorativa e non lavorativa della esposizione ad amianto.

1964. Il convegno della Accademia delle Scienze di New York promosso da I. Selikoff sancisce tra le altre cose che il mesotelioma è un rischio che riguarda tutti i lavoratori dell’amianto ed anche la popolazione generale esposta ad amianto.

1977. La IARC classifica come cancerogene per l’uomo tutte le varietà di amianto.

1985. Alla conferenza internazionale di Montréal viene confermato che i valori limite per l’amianto negli ambienti di lavoro ed anche quelli più bassi stabiliti negli ultimi anni non proteggono dal  rischio di tumori.


La prevenzione

1931. In Gran Bretagna viene promulgata una regolamentazione per controllare la polvere nelle manifatture di amianto e per indennizzare la asbestosi.

1946. Negli Stati Uniti l’ACGIH propone che venga rispettato un valore limite di polverosità nell’ambiente di lavoro per la prevenzione dell’asbestosi. Si tratta di un valore che solo in seguito verrà denunciato come “inadeguato” “grezzo” e frutto di “corporate
corruption”

1966. Viene chiusa la miniera di crocidolite  di Wittenoom in  Australia; in alcuni paesi inizia per determinate applicazioni la sostituzione della crocidolite con altre varietà di amianto o con fibre artificiali.

1969. Una regolamentazione viene promulgata in Gran Bretagna e vengono fissati tra le altre cose dei limiti per le fibre di amianto molto più bassi di quelli dell’ACGIH.

1975-80. Iniziano negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna e poi in altri paesi campagne di informazione e di protesta dei “media” dei sindacati e di varie associazioni contro l’amianto ed i produttori di amianto; in molti procedimenti giudiziari sono riconosciute le richieste di indennizzo di lavoratori ammalati a causa dell’amianto; situazione questa che porterà con il passare degli anni alla bancarotta di molte industrie dell’amianto principalmente negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna.

1975. In quasi tutti i paesi industrializzati vengono ridotti l’importazione e l’impiego di amianto ed in primo luogo della crocidolite

1992-99. La maggioranza dei paesi industrializzati ed anche l’Unione Europea ma non gli Stati Uniti bandiscono la commercializzazione e l’impiego di ogni varietà di amianto.

2000-01. L’Organizzazione Mondiale del Commercio rigetta l’opposizione contro il bando del crisotilo presentato dal Canada interessato in quanto produttore e sostenitore della possibilità di impiegarlo in maniera sicura.

Tratto da: Amianto atti della conferenza regionale
Pistoia, Piccolo Teatro Mauro Bolognini, 2005


Storia dell'amianto e nascita dell'eternit
Associazione familiari vittime amianto
 

Normativa di riferimento

Il D.Lgs 9 aprile 2008, n. 81. Il Titolo IX, Capo III e Capo IV (articoli 246-265) si occupa della protezione dai rischi connessi all´esposizione all´amianto e delle sanzioni.


La legge 27/03/1992 n. 257 contiene norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto. L'art. 1 vieta in modo tassativo, "l'estrazione, l'importazione, l'esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto o di prodotti contenenti amianto". Evidente la volontà del legislatore: l'amianto, uno qualsiasi dei sei silicati fibrosi riportati all'art. 23 del D. Lgs 277/91, è posto al bando. È vietato sia nel ciclo produttivo, sia in quello commerciale.


Il Decreto 6 settembre 1994 "Normative e metodologie tecniche di applicazione dell'art. 6, comma 3, e dell'art. 12 comma 2 della legge 27/3/1992, n. 257, relativa alla cessazione dell'impiego dell'amianto". Il decreto stabilisce, tra l'altro, le modalità tecniche da adottarsi, per le attività di bonifica.


D.M. 20/08/99  “Ampliamento delle normative e delle metodologie tecniche per gli interventi di bonifica, ivi compresi quelli per rendere innocuo l'amianto, previsti dall'art. 5, comma 1, lettera f), della legge 27 marzo 1992, n° 257, recante norme relative alla cessazione dell'impiego dell'amianto”.


Glossario dei termini relativi alla gestione del rischio amianto
Fonte: Assoamianto

Valori limite amianto previsti dalla legislazione italiana
Fonte: Assoamianto




Un ricordo

 Dall'Amiantifera di Balangero alla lana della salamandra
di Sauro Sardi         


Per chi non è della materia, per chi non è coinvolto, il parlare d’amianto sembra destinato a poche, oscure riflessioni e, alla fine, il cambiare discorso evita una serie di scongiuri. Che peccato; pensare che sarebbe bastato conoscere almeno qualcuno di quei tremila manufatti del vivere quotidiano, correre a casa, aprire il meccanismo frenante della nostra Cyclette per accorgersi che la frizione agiva per attrito di due ganasce in amianto composito: crocidolite, crisotilo. Se lo avessimo fatto, la cameretta di nostro figlio dove stazionano i nostri attrezzi “per tenerci in forma” non sarebbe stata invasa da quelle inestinguibili, perpetue, fibre assassine. Non tutte le Cyclette, no, non proprio tutte, non la nostra. E non tutte le cucce per cani sono in amianto, no, non proprio quella del nostro cane. E che dire di tutti i serbatoi per la riserva dell’acqua… tutti in amianto? No, non proprio quelli del nostro condominio. E quella coperta che ogni anno ci ricorda Mondrian, il Neoplasticismo. Quale coperta? Quella morbida, con la presa per la corrente seminascosta sul bordo. D’amianto anche quella: lana della salamandra. Così la chiamavano gli antichi greci, giusto per ricordare quell’animale che poteva sopportare il fuoco. E che dire di quei “Quattro pezzi a forma di pera” che uscivano dal pianoforte di Satie?…potrebbero essere in amianto anche quelli, visto che nel consultare alcune schede sulla composizione dei prodotti implicati, ne apparve una che, a pag. 4, colonna 5, recitava: “alcuni feltri impiegati come isolanti e imbottiture per pianoforti” crisotilo 15-30%. Se vogliamo che il nostro parlare d’amianto non sia la solita pagina buttata nel cestino, dobbiamo saper mimare la sorte dei macrofagi quando vengono squartati da una fibra d’asbesto. Dobbiamo raccontare le facce dei cavatori di Balangero come le vide Italo Calvino in quel lontano 1954, quando era corrispondente de l’Unità, dobbiamo “rispettare il dolore”, ma oltre le solite frasi da circostanza si dovrà agire in fretta sulle cose da fare, se non vogliamo rincorrere i rimedi quando ormai è tardi. Se vogliamo prendere in tempo almeno l’ultimo treno dobbiamo raccontare l’amianto dalla nascita, dal suo primo colpo di piccone, dal suo maledetto 2% di polvere netta, dentro una roccia da far sprofondare nel fondo di una specie di girone dei dannati: dall’amiantifera del Monte San Vittore, alle stive delle navi, alle carrozze dei treni, alle mescole per filati cardati, e dentro, dentro ai nostri polmoni, specialmente quando il pluviometro della cava accendeva non solo la fantasia di Primo Levi ma anche quei dannati aspiratori fatti venire dal Quebek. L’amianto non è sepolto sotto la legge 257 del 1992, non basterebbe la volontà di un legislatore incrociato con un Dio misericordioso, non basterebbe a disperdere quei milioni di metri cubi di fibre che girano intorno a noi con dinamiche di spostamento eccezionali, invisibili, inestinguibili, perpetue. E dunque, il mio contributo, la mia strada per arrivare a conoscere quelle immacolate rocce di serpentino passa attraverso una verità che ti solleva o ti stramazza il cuore: chi l’avrebbe mai detto che il mio giocattolo preferito aveva il suo 10-15% d’amianto nascosto nel bagliore di quelle scintille;: un piccolo Panzer di latta, ceramica e bachelite che non avrebbe ammazzato una mosca.




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