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UNIVERSITA' degli STUDI di PADOVA
RLS di ATENEO
LEGGI e NORME
SITI della SICUREZZA e della SALUTE



            Pericoli e fattori di Rischio


Illuminazione


Allegato IV - D. Lgs n. 81/08 - Requisiti dei luoghi di lavoro
Ambienti di Lavoro



Illuminazione
La luce non solo trasmette attraverso l’occhio le informazioni ai centri della vista che si trovano nel cervello, ma, attraverso una particolare ramificazione di nervi, influisce altresì sugli organi di regolazione del sistema neurovegetativo, che comanda l’intero ricambio e le funzioni dell’organismo.
La luce naturale, la più adatta per l’occhio umano, è quella che proviene direttamente dalla radiazione solare o che viene
riflessa dalla volta celeste. La luce solare diretta è sconsigliabile negli ambienti di lavoro in quanto, per l’eccessiva brillanza, determina abbagliamento o fastidiosi riflessi.
Poiché l’illuminazione naturale è direttamente proporzionale alla porzione di volta celeste visibile, è di fondamentale
importanza l’ampiezza delle superfici vetrate  che deve essere correlata alla superficie del pavimento con un rapporto che può variare da 1:4 fino a 1:10 in caso di assenza di edifici dirimpetto o per piani alti; le finestre non dovrebbero avere dimensioni inferiori a 1,5 – 2 m   (sono praticamente inutili quelle situate in posizioni basse).  
Quando la luce naturale non è sufficiente, occorre integrare l’illuminazione con la luce artificiale che deve rispondere
ad alcuni requisiti essenziali: deve essere sufficiente, deve avere una composizione spettrale il più possibile simile alla luce naturale, non deve provocare abbagliamento, deve essere uniforme rispettando nel tempo una giusta proporzione di contrasti tra luce e ombra, deve essere priva di oscillazioni.

 
Le modalità di distribuzione della luce possono essere sostanzialmente di tre tipi:

1.    illuminazione diretta: presenta il massimo rendimento con lo svantaggio di essere facilmente abbagliante; tale
difetto può essere parzialmente risolto con lampade lattescenti, utilizzando schermi o ponendo la sorgente molto in alto;

2.    illuminazione indiretta: l’ambiente di lavoro è illuminato esclusivamente con luce riflessa (da soffitti o pareti);
evita l’abbagliamento, ma ha un basso rendimento e tende ad abolire tutte le ombre e quindi i contrasti riducendo la percezione degli oggetti e il senso del rilievo;

3.    illuminazione mista: è una combinazione delle precedenti e tende ad evitare i difetti accennati; è il sistema più
diffuso e può essere adattato caso per caso.

Nel valutare la distribuzione della luce, particolare attenzione deve essere rivolta ad evitare ogni abbagliamento.


 
Effetti sull'uomo dell'illuminazione non idonea
 
I principali effetti negativi sulla salute, correlati al lavoro in condizioni non idonee di illuminazione riguardano ovviamente l’organo della vista. In pratica si realizza un quadro noto come astenopia (sindrome da fatica visiva), i cui principali sintomi sono: bruciore, lacrimazione, secchezza, senso di corpo estraneo, ammiccamento frequente, fastidio alla luce, pesantezza, visione annebbiata, visione sdoppiata, stanchezza alla lettura.
Le cause più frequenti sono dovute all’abbagliamento causato dall’illuminazione ambientale o locale eccessiva, o per
presenza di riflessi, con conseguente affaticamento visivo per costrizione della pupilla in miosi, contemporaneo affaticamento dei muscoli palpebrali in stato di contrattura per difendere l’occhio stesso dall’eccesso di luce.
Anche le condizioni di scarsa illuminazione sono causa di astenopia per lo sforzo fisico e mentale impiegato per
osservare e seguire il lavoro; i lavoratori con difetti visivi, particolarmente i presbiti, sono costretti ad un maggiore sforzo accomodativo.
Una illuminazione inidonea costringe spesso ad assumere posizioni viziate per migliorare la visione, è possibile quindi,
come conseguenza, la comparsa di disturbi muscolo-scheletrici notevolmente fastidiosi.


Parametri e grandezze oggetto della valutazione dei rischi Parametri e grandezze oggetto della valutazione dei rischi

Le principali grandezze fotometriche sono:

•   il flusso luminoso (Φ) :  esprime l’energia luminosa emessa da una
sorgente  puntiforme  e  ponderata  in  base  alla  curva  di  visibilità
relativa; l’unità di misura è il lumen (lm);

•   l’intensità luminosa (I) : esprime il flusso luminoso emesso da una
sorgente  puntiforme  in  una  determinata  direzione  entro  un  angolo
solido unitario, l’unità di misura è la candela (cd);

•   la luminanza (L) : esprime l’intensità luminosa prodotta o riflessa da
una superficie estesa in rapporto all’area di tale superficie così come è vista dall’osservatore (area apparente); l’unità di misura è la candela per metro quadrato (cd/m 2 );

•   l’illuminamento  (E)  :  esprime  il  flusso  luminoso  incidente  su  una
superficie in rapporto all’area di tale superficie; l’unità di misura è il
superficie in rapporto all’area di tale superficie; l’unità di misura è il lumen per metro quadrato (lm/m 2 ) e viene detta lux (lx).

Riferimento: UNI EN 12665:2004


 
I principali parametri illuminotecnici sono:

•   Illuminamento   medio   mantenuto   (E m )   :   valore   al   di   sotto   del   quale
l’illuminamento medio,  su una determinata superficie di riferimento,  non  può mai scendere, tenuto conto del fattore di manutenzione; l’unità di misura è il lux (lx);

•   Fattore medio di luice diurna (FLD m ) :  esprime il rapporto percentuale tra
l’illuminamento  medio  dell’ambiente  e  l’illuminamento  che  si  ha  nelle  stesse condizioni  di  tempo  e  di  spazio  su  una  superficie  esterna  che  riceve  luce dall’intera volta celeste;

•   Indice unificato di abbagliamento (UGR) :  esprime l’abbagliamento molesto
percepito prodotto dagli apparecchi di illuminazione artificiale; va da un minimo di 10 (appena percepibile) a più di 28 (intollerabile);

•   Indice  di  resa  del  colore  (R a )  :  esprime  l’effetto  di  una  sorgente  luminosa
sull’aspetto  cromatico  di  un  oggetto,  confrontato  con  quello  ottenuto  da  una sorgente campione; va da 0 a 100;

•   Colore apparente della luce : esprime il colore apparente della luce emessa da
una sorgente luminosa, confrontandola con la sorgente campione di corpo nero;
l’unità di misura è il grado Kelvin (K).

Riferimento: UNI EN 12665:2004



Norme UNI EN - Posti di lavoro

Norma numero : UNI EN 12464-1:2004
Titolo : Luce e illuminazione - Illuminazione dei posti di lavoro - Parte 1: Posti di lavoro in interni
Titolo in lingua inglese : Light and lighting - Lighting of work places - Part 1: Indoor work places
Sommario : La presente norma è la versione ufficiale in lingua italiana della norma europea EN 12464-1 (edizione novembre 2002). La norma specifica i requisiti illuminotecnici per i posti di lavoro in interni, che corrispondono alle esigenze di comfort visivo e di prestazione visiva. Sono considerati tutti i compiti visivi abituali, inclusi quelli che comportano l'utilizzo di attrezzature munite di videoterminali.
 

Norma numero : UNI EN 12464-2:2008 
Titolo : Luce e illuminazione - Illuminazione dei posti di lavoro - Parte 2: Posti di lavoro in esterno
Titolo in lingua inglese : Light and lighting - Lighting of work places - Part 2: Outdoor work places
Sommario : La presente norma è la versione ufficiale della norma europea EN 12464-2 (edizione luglio 2007) e tiene conto delle correzioni introdotte il 15 agosto 2007. La norma specifica i requisiti illuminotecnici per i posti di lavoro in esterno, che corrispondono alle esigenze di comfort visivo e di prestazione visiva. Sono considerati tutti i compiti visivi abituali.


Illuminazione di emergenza

L’illuminazione di sicurezza è necessaria per le vie d’evacuazione e le uscite di emergenza dai locali di lavoro. Impianti
di illuminazione d’emergenza devono inserirsi automaticamente nel momento in cui viene a mancare la tensione di rete; le luci di emergenza devono essere contrassegnate come tali. L’illuminazione di emergenza non deve abbagliare e deve permettere di riconoscere i colori di sicurezza. Il funzionamento dell’illuminazione di emergenza deve essere verificato periodicamente mediante prove manuali o automatiche. 

Norma numero : UNI EN 1838:2000
Titolo : Applicazione dell'illuminotecnica - Illuminazione di emergenza
Titolo in lingua inglese : Lighting applications - Emergency lighting
La norma definisce i requisiti illuminotecnici dei sistemi di illuminazione di emergenza, installati in edifici o locali in cui tali sistemi sono richiesti. Essa si applica principalmente ai luoghi destinati al pubblico o ai lavoratori.

Illuminazione   di   emergenza:   illuminazione   destinata   a   funzionare quando l’alimentazione dell’illuminazione normale viene a mancare


Illuminazione   di   sicurezza:   parte   dell’illuminazione   di   emergenza destinata  a  provvedere  all’illuminazione  per  la  sicurezza  delle  persone durante l’evacuazione di una zona

Illuminazione  di  sicurezza  per  l’esodo:  parte  dell’illuminazione  di  sicurezza destinata ad assicurare che i mezzi di fuga possano essere chiaramente identificati e utilizzati in sicurezza quando la zona è occupata

Illuminazione  antipanico  di  aree  estese:  parte  dell’illuminazione  di  sicurezza destinata  a  evitare  il  panico  e  a  fornire  l’illuminazione  necessaria  affinché  le persone possano raggiungere una via di esodo

Illuminazione  di  riserva:  parte  dell’illuminazione  di  emergenza  che consenta di continuare la normale attività senza sostanziali cambiamenti

Illuminazione  di  aree  ad  alto  rischio:  parte  dell’illuminazione  di  sicurezza destinata a garantire la sicurezza delle persone e consentire procedure di arresto in sicurezza di processi lavorativi o situazioni pericolose


UNI EN 838:2000 – Vie d’esodo UNI EN 838:2000 – Vie d’esodo

Livello di illuminamento minimo al suolo di 1 lux sulla linea centrale

Rapporto tra l’illuminamento max e min sulla linea centrale < 40:1

Controllo dell’abbagliamento degli apparecchi di illuminazione

Indice di resa cromatica R a minimo di 40

50% dell’illuminamento richiesto entro 5 s e 100% entro 60 s

Durata minima dell’illuminazione di sicurezza 1 h



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