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            Pericoli e fattori di Rischio


  Nanotecnologie

La nanotecnologia è la branca della scienza il cui tratto caratteristico è quello di lavorare con materiali e creare  materiali stessi o strutture misurate su scala nanometrica. Fino a poco tempo, le nanotecnologie, erano un argomento quasi di fantascienza. Tuttavia, da allora questa si è sviluppata ampiamente e addirittura ha ampliato sempre più la gamma delle possibili applicazioni. Oggi la nanotecnologia ha implicazioni in una varietà di campi che riguardano diverse attività umane, come la medicina, l'agricoltura e l’ ingegneria.
Tuttavia, come con tutte le tecnologie emergenti, le nanotecnologie hanno innescato una serie di discussioni sulla sua tossicità e, di conseguenza, sul suo impatto sull'ambiente. Questo ha portato alla creazione di organismi di regolamentazione in tutto il mondo per sorvegliare le ricerche e le applicazioni commerciali delle nanotecnologie, nonché per affrontare il rischio potenziale che la nanotecnologia rappresenta per il nostro ambiente.
Ciò nonostante, bisogna ricordare che questa branca della scienza è stata vantaggiosa per il sostentamento del nostro ambiente in molti modi. Una di queste applicazioni è l'uso delle nanotecnologie per rendere più efficienti sistemi di depurazione delle acque. E' inoltre possibile, tramite l'utilizzo di nanosensori avanzati, rilevare contaminazioni chimiche e biologiche per l'ambiente (compresa l'idrosfera), anche a concentrazioni molto basse. Oltretutto c'è una grande quantità di ricerche in corso sulla possibilità di usare le nanotecnologie per eliminare completamente le sostanze pericolose che restano nei sistemi idrici in seguito a processi chimici che vengono attualmente utilizzati per la depurazione delle acque.
La nanotecnologia può essere utilizzata anche per sviluppare processi di produzione più rispettosi dell'ambiente, un esempio è quello dell’utilizzo per l’energia solare tramite cellule fotovoltaiche.

Rischi posti dalla nanotecnologia
L'applicazione improvvisa e così diffusa di questa tecnologia solleva immediatamente una certa preoccupazione per l'interazione delle nanoparticelle con l'ambiente. E' noto dalla ricerca che le nanoparticelle possono raggiungere cellule e tessuti alle quali le particelle più grandi dello stesso materiale non riescono ad avere accesso . Le nanoparticelle possono accedere a vari luoghi difficili come i mitocondri a livello cellulare, il sistema nervoso centrale dalle terminazioni nervose olfattive e il sangue. La loro intrinseca piccola dimensione non solo rende loro più mobili, ma anche chimicamente più reattive a causa dell'aumento della superficie netta delle particelle. Inoltre, le nanoparticelle ingegnerizzate sono generalmente rivestite chimicamente e ciò conferisce loro una potenziale pericolosità, soprattutto per gli esseri viventi. Evidentemente, l'impatto globale delle nanotecnologie per l'ambiente non può essere pienamente valutata senza pienamente la documentazione e la ricerca di suoi effetti sull'ecosistema e il pubblico. Occorrerebbe una necessaria attività di ricerca e una valutazione dei rischi potenziali delle nanotecnologie, così da poter avere uno sviluppo sostenibile e sicuro della tecnologia. Per tale motivo sarebbe importante istituire  un organismo di regolamentazione.  
Forse, i vantaggi commerciali dovrebbero essere temporaneamente messi da parte, lasciando spazio agli studiosi di emanare regolamenti volti alla riduzione massima delle nanotecnologie sull’ambiente.


L'esposizione a nanomateriali ingegnerizzati e gli effetti sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro

Il libro bianco

Pubblicato dall'Inail un Libro Bianco sull'esposizione a nanomateriali ingegnerizzati e sugli effetti sulla salute e sicurezza dei luoghi di lavoro. I dati sull'esposizione, la gestione e la valutazione del rischio, le misure di prevenzione.

Da alcuni dati forniti recentemente dall'Inail emerge l'importanza di parlare  di nanotecnologie e di nanomateriali. Infatti:

  • "entro il 2020 il 20% circa di tutti i prodotti fabbricati nel mondo impiegheranno una certa quota di nanotecnologie (stima ILO, 2010)";

  • "nel 2020 circa 6 milioni di lavoratori saranno occupati nelle nanotecnologie in tutto il mondo (Roco M, 2010). Nel 2008 erano 400.000; il tasso di crescita mondiale è stimato pari al 25% annuo";

  • in Italia in base ai dati ISTAT, si stimano più di 670.000 i lavoratori coinvolti dall'impatto delle nanotecnologie. Questi i settori in cui le nanotecnologie vanno assumendo un ruolo particolarmente importante: microelettronica e semiconduttori, chimica, farmaceutica e biotecnologie, energia e ambiente".
Nel mese di febbraio 2011 si è arrivati alla pubblicazione, da parte dell'Inail, del primo " Libro Bianco - Esposizione a nanomateriali ingegnerizzati ed effetti sulla salute e sicurezza dei luoghi di lavoro", a cura dal Network Nazionale per l'individuazione di misure di prevenzione e protezione connesse con l'esposizione a nanomateriali in ambito lavorativo (NanOSH Italia).
Ricordiamo che la definizione di nanotecnologia utilizzata nel libro si riferisce ai "materiali alla nanoscala intenzionalmente prodotti in laboratorio o a livello industriale. Questi nanomateriali sono detti ‘ingegnerizzati' escludendo, quindi, tutto il particolato esistente in natura (il particolato proveniente dagli incendi delle foreste, o i particolati biologici, ecc.) e tutto quello che proviene in modo casuale da prodotti dell'uomo (dai motori diesel, dagli impianti energetici, ecc ), sebbene rientri comunque nella scala dimensionale compresa tra 1 e 100 nm" (il nanometro è la miliardesima parte del metro).

Il documento dedica un capitolo agli effetti sulla salute dei nanomateriali ingegnerizzati e ricorda che "studi epidemiologici ed informazioni riguardanti gli effetti tossici dei nanomateriali (NM) su popolazioni esposte non sono ancora disponibili. La quasi totalità degli studi, infatti, è stata effettuata o su sistemi in vitro o su animali da laboratorio (principalmente topi) e le informazioni relative agli effetti su organi e apparati sono a volte estrapolate dai risultati ottenuti a livello cellulare".

E "gli studi prodotti negli ultimi anni hanno evidenziato potenziali effetti genotossico-ossidativi e citotossici a livello cellulare ed effetti respiratori, cutanei, neurotossici, cardiovascolari, immunologici, causati da NM". Molti studi hanno riportato in particolare che il polmone rappresenta il "principale organo bersaglio degli effetti tossici dei NM".

Il documento dedica un capitolo agli effetti sulla salute dei nanomateriali ingegnerizzati e ricorda che "studi epidemiologici ed informazioni riguardanti gli effetti tossici dei nanomateriali (NM) su popolazioni esposte non sono ancora disponibili. La quasi totalità degli studi, infatti, è stata effettuata o su sistemi in vitro o su animali da laboratorio (principalmente topi) e le informazioni relative agli effetti su organi e apparati sono a volte estrapolate dai risultati ottenuti a livello cellulare".

In merito alla gestione del rischio anche per i NM è "possibile seguire un approccio alla valutazione del rischio che riprenda quello già in uso per le sostanze che espongono i lavoratori al rischio chimico". E la valutazione del rischio è "un'operazione complessa ed iterativa che necessariamente richiede, per ogni ambiente o posto di lavoro considerato, l'identificazione delle sorgenti di rischio di esposizione a NM presenti nel ciclo lavorativo, l'individuazione dei conseguenti potenziali rischi di esposizione a NM in relazione allo svolgimento delle lavorazioni e la stima dell'entità dei rischi di esposizione a NM connessi con le situazioni di interesse prevenzionistico individuate".

Senza dimenticare che in virtù del principio di precauzione è necessario "ridurre al minimo l'esposizione e ciò è possibile sia riducendo la durata di esposizione e/o il numero delle persone esposte, sia la concentrazione dei NM stessi, attraverso la messa in atto di idonee misure di prevenzione e protezione".

Queste misure dovrebbero seguire la "scala di priorità che va dall'eliminazione dei NM, alla loro sostituzione con materiali non pericolosi, all'isolamento/confinamento o segregazione della fonte di esposizione, alle misure tecniche per captare, limitare ed espellere i NM, alle modifiche dell'organizzazione del lavoro e all'utilizzo di DPI come integrazione alle misure tecniche".

Ecco dunque un elenco di misure di prevenzione e protezione ad oggi disponibili:  

  • sostituzione: sostituire i preparati pulviscolari con altri che contengano nanoparticelle in matrice legata e quindi ne impediscano la diffusione (dispersioni, paste, granulati, compound, ecc.); sostituire le applicazioni a spruzzo con altre con scarsa formazione di aerosol (applicazione a pennello, immersione);
  • segregazione della fonte: utilizzare apparecchiature a ciclo chiuso; automazione - robot
  • interventi di protezione dell'ambiente: cappe aspiranti; ventilazione degli ambienti di lavoro; aspirazioni localizzate; sistemi di allarme; corretto impiego di sistemi di produzione; filtrazione dell'aria di scarico (filtro HEPA in caso di ricircolo dell'aria nel locale di lavoro); separazione eventuale del locale di lavoro e adeguamento dell'impianto di ventilazione (leggera depressione)".

Queste poi le possibili misure di sicurezza e organizzazione del lavoro:

  • ridurre al minimo la durata di esposizione;
  • ridurre al minimo il numero delle persone esposte;
  • limitare gli accessi all'ambiente di lavoro;
  • divieto di fumare;
  • operazioni lontano da fiamme, da sorgenti di calore e da scintille;
  • formazione/informazione sui pericoli e sulle misure di protezione;
  • etichettatura;
  • schede di sicurezza;
  • segnaletica di sicurezza;
  • servizi di sicurezza (docce di emergenza, lava-occhi, note di intervento di primo soccorso per le sostanze adoperate)".

Infine le misure in relazione agli interventi di protezione personale e igiene: " guanti; maschere e respiratori; corretto impiego delle apparecchiature e strumentazioni di laboratorio; propipette; pipettatrici automatiche; materiali a perdere; disponibilità di recipienti per deposito provvisorio dei rifiuti".

Il Libro Bianco riporta anche alcuni esempi di buone pratiche, ad esempio un esempio di corretto approccio alla stima del rischio, basato sull'approccio di "control banding".

L'esempio, "valido sia nel caso di attività di ricerca in laboratorio che di produzione industriale, una volta che siano state condotte le propedeutiche fasi di identificazione delle sorgenti di rischio e dei rischi di esposizione a NM, è caratterizzato dai seguenti dieci parametri:  numerosità dei lavoratori esposti, frequenza di esposizione, frequenza di manipolazione diretta, dimensioni dei NM, comportamento dei NM (es. dispersione o agglomerazione), efficacia dei DPI usati, organizzazione e procedure di lavoro, caratteristiche tossicologiche delle sostanze, rischio di incendio ed esplosione, idoneità degli spazi di lavoro e delle attrezzature".
Fonte: PuntoSicuro   


Link di interesse

www.nanotec.it Portale del centro italiano delle nanotecnologie.
www.venetonanotech.it/it/.   Società consortile che ha come obiettivo il coordinamento e la realizzazione di attività di ricerca e sviluppo nel settore delle nanotecnologie.


Documentazione:

Libro Bianco - Esposizione a nanomateriali ingegnerizzati ed effetti sulla salute e sicurezza dei luoghi di lavoro"

La nanotecnologia. Innovazione per il mondo di domani. (Commissione europea-Direzione generale ricerca)






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