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LEGGI e NORME
SITI della SICUREZZA e della SALUTE



            Pericoli e fattori di Rischio


Polveri di legno duro

 
Innanzitutto bisogna chiarire la differenza esistente tra il legno e la polvere di legno. Il primo è un materiale  naturale,  sano  e  dalle  mille  proprietà,  conosciuto  da  migliaia  di  anni  ed  intensamente utilizzato. Le polveri di legno sono, invece, un sottoprodotto di lavorazione: lo scarto, il residuo che si  ottiene  dopo  aver  lavorato  il  materiale  legnoso.  Le  polveri  non  sono  pericolose  perché  fatte  di legno, bensì in quanto fini ed inalabili.
Non tutti i tipi di legno sono uguali e, tra le innumerevoli differenze che li caratterizzano, ce n’è una rilevante anche per la legge.  Parecchi studi hanno infatti dimostrato che i cosiddetti LEGNI DURI possono dar luogo a polveri potenzialmente cancerogene. La contrapposizione è, naturalmente, con i LEGNI TENERI: tuttavia il legislatore non si è preoccupato di definire con esattezza che cosa sia un  legno  duro  ed  uno  tenero.  L’unico  riferimento  accettato  anche  dal  D.Lgs  626/94  è  l’elenco pubblicato  nel  volume  62  delle  monografie  sulla  valutazione  dei  rischi  cancerogeni  per  la  salute umana “Wood Dust and Formaldehyde” edito dal Centro Internazionale di ricerca sul cancro, Lione 1995.


ELENCO TIPI DI LEGNO DURO
MONOGRAFIA  62 “Wood dust and formaldehyde” IARC, Lione 1995


 
Genere e specie Nome comune inglese Nome comune italiano

Hardwood (legno duro)

Acer

Maple

Acero

Alnus

Alder

Ontano

Betula

Birch

Betulla

Carya

Hickory

Hickory

Carpinus

Hornbeam, white beech

Carpino o faggio bianco

Castanea

Chestnut

Castagno

Fagus

Beech

Faggio

Fraxinus

Ash

Frassino

Juglans

Walnut

Noce

Platanus

Sycamore

Platano

Populus

Aspen, poplar

Pioppo

Prunus

Cherry

Ciliegio

Salix

Willow

Salice

Quercus

Oak

Quercia

Tilia

Lime, basswood

Tiglio

Ulmus

Elm

Olmo

Tropical hardwood (legno duro tropicale)

Agathis australis

Kauri pine

Pino kauri

Chlorophora excelsa

Iroko

Iroko

Dacrydium cupressinum

Rimu, red pine

Pino rosso

Dalbergia

Palisander

Palissandro

Dalbergia nigra

Brazilian rosewood

Palissandro Brasiliano

Diospyros

Ebony

Ebano

Khaya

African mahogany

Mogano africano

Mansonia

Mansonia, bete

Mansonia

Ochroma

Balsa

Balsa

Palaquium hexandrum

Nyatoh

Nyatoh

Pericopsis elata

Afrormosia

Afrormosia

Shorea

Meranti

Meranti

Testona grandis

Teak

Teak

Terminalia superba

Limba, afara

Frakè bianco

Triplochiton scleroxylon

Obeche

Ayous

Softwood (Legno dolce)

Abies

Fir

Abete

Chamaecyparis

Cedar

Cedro

Cupressus

Cypress

Cipresso

Larix

Larch

Larice

Picea

Spruce

Picea-Abete

Pinus

Pine

Pino

Pseudotsuga menziesii

Douglas fir

Douglas

Sequoia sempervirens

Redwood

Sequoia

Thuja

Thuja, arbor vitae

Tuia

Tsuga

Hemlock

Tsuga


 
In  linea  di  massima  “legno  duro”  sono  le  latifoglie  (angiosperme),  mentre  con  “legno  tenero”  si identificano le conifere (gimnosperme).
Dove  possiamo  trovare  polveri  di  legno?  La  risposta  è  molto  semplice  in  termini  generali:  nelle industrie ove avviene la lavorazione del legno. Se, però, andiamo ad esaminare più nel dettaglio la questione,  ci  accorgiamo  che  questa  domanda  è  meno  banale  di  quanto  possa  sembrare  ad  una lettura  superficiale:  è  innegabile  che  praticamente  tutte  le  lavorazioni  meccaniche  del  legno  producono polvere. Peraltro, la quantità e le dimensioni delle particelle sono determinate dal tipo di macchina  utilizzata  e  dalle  caratteristiche  del  materiale  lavorato:  si  può  trovare  polvere  fine, segatura più o meno grossa, trucioli, schegge, ecc., ovunque vi sia una macchina.
E’ possibile incontrare polveri anche là dove esse vengono raccolte: durante la pulizia dei filtri dei macchinari, durante la loro sostituzione o durante lo svuotamento dei contenitori o dei depositi della polvere.
Inoltre  le  polveri  aerodisperse  tendono  a  depositarsi  uniformemente  sull’intera  superficie  dei  locali interessati, in particolare là dove solitamente non si transita e non si pulisce.
Le  polveri  si  distinguono  in  diverse  categorie  a  seconda  del  diametro  aerodinamico;  le  differenti dimensioni modificano difatti il livello di assorbimento dell’organismo umano, in particolare:

  • Polveri  Inspirabili:  polveri  che  possono  entrare  nell’organismo  per  mezzo  delle  vie  aeree  (naso  e bocca).
  • Polveri  Inalabili:  polveri  aventi  per  il  50%  un  taglio  dimensionale  di  100  µm  (micron),  inalate  e trattenute nelle prime vie respiratorie, cioè naso e bocca.
  • Polveri Toraciche: polveri aventi per il 50% un taglio dimensionale di 10  µm e penetranti nell’area compresa tra la laringe e i bronchi.
  • Polveri respirabili: polveri aventi per il 50% un taglio dimensionale di 5 µm e penetranti nelle vie respiratorie conciliate, ossia negli alveoli dei polmoni.

L’agenzia  internazionale  per  la  ricerca  sul  cancro  (IARC)  ha  classificato  la  polvere  di  legno  come agente cancerogeno di prima classe: infatti la polvere di legno duro secondo gli studi messi a punto da questo istituto, risulterebbe la causa principale dell’adenocarcinoma nasale negli esseri umani.
Attualmente  i  paesi  dellUnione  Europea  adottano  limiti  differenti  per  l’esposizione  alla  polvere  di legno: in Italia questo limite è fissato in 5 mg/m 3 .

Quali sono gli obblighi per le imprese nei riguardi del D. Lgs.66/2000?
Esse dovranno essere in grado di dimostrare:

- di aver messo in atto tutte le misure previste per la riduzione dell’esposizione al valore più basso tecnicamente possibile;

- che l’esposizione all’interno della loro attività è inferiore a 5 mg/m 3 ;
 
Le aziende devono quindi effettuare una rilettura ed una eventuale integrazione del documento di valutazione    dei    rischi    (per    le    aziende    fino    a    10    dipendenti    esiste    la    possibilità dell’autocertificazione)  che  consideri  la  cancerogenicità  delle  polveri  di  legno  duro  e  che  quindi approfondisca i seguenti aspetti:

- Le attività lavorative che comportano esposizione a polveri di legno duro;
- I quantitativi e le essenze di legno duro lavorato;
- Il numero dei lavoratori esposti o potenzialmente esposti;
- L’esposizione, ove nota, dei lavoratori e il grado della stessa (le misure andranno effettuate dopo aver implementato e/o adeguato i sistemi di aspirazione localizzata);
-  Le  misure  preventive  e  protettive  applicate,  il  tipo  dei  dispositivi  di  protezione  individuale utilizzati.

 
 
Il processo  di  valutazione  del  rischio si basa su:

- Tipologia e quantità di legno utilizzato.
- Schede di istruzione d’uso delle macchine e/o degli impianti.
-  Istruzioni  relative  alle  procedure  di  pulizia  e  manutenzione  delle  macchine  e/o  degli  impianti, compresi i documenti comprovanti l’avvenuta manutenzione.
- Rapporti di prova sulle misure effettuate.
- Protocollo di sorveglianza sanitaria.

Nel  caso  in  cui  i  risultati  delle  misurazioni  riscontrino  il  superamento  del  valore  limite  di  5  mg/m 3 devono essere immediatamente in atto ulteriori misure di protezione per ridurre l’esposizione.  
Per  i  lavoratori  esposti  a  questa  attività  l’informazione  e  la  formazione  dovranno  essere  integrate con  gli  argomenti  relativi  a  questo  tipo  di  rischio;  formazione  ed  informazione  che  devono  essere ripetute  con  frequenza  almeno  quinquennale  o  quando  si  verificano  mutamenti  nella  natura  e  nel grado  dei  rischi.  Nel  caso  di  nuovi  assunti  tale  formazione  deve  essere  preventiva  rispetto
all’effettivo  svolgimento  delle  mansioni  assegnate,  anche  per  i  lavoratori  in  prova,  con  contratti  di formazione/apprendistato.

Per  i  lavoratori  esposti  va  attuata  una  sorveglianza  sanitaria  mirata  al  rischio  specifico:  il  medico competente provvede:

- ad istituire per ogni lavoratore una cartella sanitaria e di rischio;
 
-  se,  a  seguito  dei  risultati  degli  accertamenti  sanitari,  rilevi  nei  lavoratori  un’anomalia  imputabile all’esposizione  di  questo  fattore  di  rischio,  informa  per  scritto  il  datore  di  lavoro  che  a  sua  volta dovrà provvedere ad eseguire una nuova valutazione dei rischi ed ad eseguire campionamenti delle polveri nell’ambiente di lavoro;

I  lavoratori  sottoposti  a  sorveglianza  sanitaria  sono  iscritti  nel  registro  degli  esposti  che  dovrà riportare  le  informazioni  relative  all’attività  svolta,  tipo  di  polvere  di  legno  duro  utilizzato,  valore dell’esposizione.


 

Documentazione

Decreto Legislativo 25 febbraio 200, n. 66. Attuazione   delle   direttive   97/42/CE   e   1999/38/CE,   che   modificano   la   direttiva
90/394/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro

Atti del convegno Legno2008 sulle polveri di legno

Linee guida Regione Veneto - Esposizione a polveri di legno


Coordinamento tecnico per la sicurezza nei luoghi di lavoro delle Regioni e delle Province autonome
Lavorazioni che espongono a polveri di legno duro

Regione Lombardia Sanità - Vademecum per il miglioramento della sicurezza e della salute con le polveri di legno

La valutazione dei rischi di esposizione ad agenti chimici (e polveri da legno duro) secondo il D.Lgs 25/2002



Link utili

INAIL, Area Buone Pratiche - Polveri di legno duro








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