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UNIVERSITA' degli STUDI di PADOVA
RLS di ATENEO
LEGGI e NORME
SITI della SICUREZZA e della SALUTE



            Pericoli e Fattori di Rischio

Movimentazione manuale dei carichi

Si intendono come atti di movimentazione manuale dei carichi (art. 167 del D.Lgs. 81/08): “le operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o più lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, che, per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche sfavorevoli, comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari”.

In effetti il rischio per la salute deve essere valutato non solo relativamente alle azioni di sollevamento (movimentazione manuale dei carichi) ma anche di traino spinta ed infine relativamente ai cosiddetti movimenti ripetuti o ripetitivi. Ancora oggi i rischi connessi con tali attività lavorative sono tra i più diffusi e spesso determinano malattie professionali.
Il riferimento normativo per valutare i fattori di rischio connessi all’attività di movimentazione manuale dei carichi è rappresentato dal Titolo VI e dall’allegato XXXIII del D.Lgs. 81/08 e s.m.i..

Gli elementi che sono da considerare e che contribuiscono alla definizione del livello di rischio connesso alla attività di movimentazione manuale dei carichi, sono i seguenti:

  • Caratteristiche del carico: troppo pesante (maggiore di 30 Kg per gli uomini, 20 per le donne), troppo ingombrante, instabile ecc.;
  • Posizioni che si assumono nel sollevamento: schiena flessa, torsione del tronco, distanza eccessiva del carico dal tronco, ecc.;
  • Entità dello sforzo fisico: alta frequenza delle azioni di sollevamento o tempi prolungati di sollevamento;
  • Caratteristiche dell’ambiente di lavoro: presenza di dislivelli (scale, gradini isolati, ecc.), stato delle pavimentazioni, microclima non ottimale ecc.

INFORMAZIONE sui rischi connessi con l’attività: in generale si parla di rischi connessi alla movimentazione dei carichi quando il peso degli stessi è superiore ai 3 kg.

Al di sotto di tale peso il rischio per la schiena può essere generalmente considerato trascurabile. Pertanto, ogni volta che si dovranno maneggiare carichi di peso superiore al predetto limite, è opportuno attenersi a quanto segue:

Nel sollevare i carichi si deve mantenere il tronco eretto, piegando le gambe anziché la schiena, il carico deve essere tenuto il più possibile vicino al corpo e si devono evitare torsioni del busto;

  • Per evitare di assumere posizioni pericolose per la schiena è consigliabile spostare oggetti nella zona compresa tra l’altezza delle spalle e quella delle nocche delle mani (braccia distese lungo i fianchi);
  • Se si deve porre in alto un oggetto, bisogna evitare di inarcare la schiena; in tal caso va utilizzato un idoneo sgabello o una scaletta;
  • Non devono essere utilizzati mezzi di fortuna (sedie, cataste di pacchi) per riporre o prelevare materiali dagli scaffali, ma apposite scale che siano rispondenti alla norma;
  • Per pesi eccessivi e lunghi percorsi, devono essere utilizzati idonei carrelli, adeguati al peso da trasportare;
  • Se possibile, il peso va equamente ripartito tra le due mani;
  • In caso di trasporto di carichi tramite più persone, i movimenti devono essere coordinati;
  • Quando si trasportano materiali di particolare lunghezza a spalla, accertarsi di avere sempre la visuale libera e tenere la parte anteriore del carico sollevata oltre l’altezza d’uomo;
  • Si devono usare idonee calzature;
  • Si deve sempre verificare che il pavimento sia stabile ed uniforme.



DECRETO LEGISLATIVO 9 aprile 2008, n. 81
Attuazione dell'articolo 1 della legge 3 agosto 2007, n. 123, in materia di tutela della
salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro
 
 
Titolo VI
 
MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI
 
Capo I - Disposizioni generali
 
Art. 167.
Campo di applicazione
 
1. Le norme del presente titolo si applicano alle attivita' lavorative di movimentazione manuale dei carichi che comportano per i lavoratori rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari.

2. Ai fini del presente titolo, s'intendono:
 a) movimentazione manuale dei carichi: le operazioni di trasporto o di sostegno di un carico ad opera di uno o piu' lavoratori, comprese le azioni del sollevare, deporre, spingere, tirare, portare o spostare un carico, che, per le loro caratteristiche o in conseguenza delle condizioni ergonomiche  sfavorevoli, comportano rischi di patologie da sovraccarico biomeccanico, in particolare dorso-lombari; 
 b) patologie da sovraccarico biomeccanico: patologie delle strutture osteoarticolari, muscolotendinee e nervovascolari.
  
 
Titolo VI
 
MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI
 
Capo I -  Disposizioni generali

Art. 168.
Obblighi del datore di lavoro
 
1. Il datore di lavoro adotta le misure organizzative necessarie e ricorre ai mezzi appropriati, in particolare attrezzature meccaniche, per evitare la necessita' di una movimentazione manuale dei carichi da parte dei lavoratori.

2. Qualora non sia possibile evitare la movimentazione manuale dei carichi ad opera dei lavoratori, il datore di lavoro adotta le misure organizzative  lavoratori stessi i mezzi adeguati, allo scopo di ridurre il rischio necessarie, ricorre ai mezzi appropriati e fornisce ai lavoratori stessi i mezzi adeguati, allo scopo di ridurre il rischio che comporta la movimentazione manuale di detti carichi, tenendo conto dell'allegato XXXIII, ed in particolare:

 a) organizza i posti di lavoro in modo che detta movimentazione assicuri condizioni di sicurezza e salute;
   
 b) valuta, se possibile anche in fase di progettazione, le condizioni di sicurezza e di salute connesse al lavoro in questione tenendo conto dell'allegato XXXIII; 

c) evita o riduce i rischi, particolarmente di patologie dorso-lombari, adottando le misure adeguate, tenendo conto in particolare dei fattori individuali di rischio, delle caratteristiche dell'ambiente di lavoro e delle esigenze che tale attivita' comporta, in base all'allegato XXXIII;
   
 d) sottopone i lavoratori alla sorveglianza sanitaria di cui all'articolo 41, sulla base della valutazione del rischio e dei fattori individuali di rischio di cui all'allegato XXXIII.
 
3. Le norme tecniche costituiscono criteri di riferimento per le finalita' del presente articolo e dell'allegato XXXIII, ove applicabili. Negli altri casi si puo' fare riferimento alle buone prassi e alle linee guida.

Tra le norme tecniche da assumere come riferimento, il Testo Unico sulla Sicurezza specificatamente richiama le norme UNI ISO 11228 1, 2 e 3.
Si ricordano fra gli altri i noti metodi NIOSH, OCRA e Snook Ciriello).


Titolo VI
 
MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI
 
Capo I - Disposizioni generali
   
Art. 169.
Informazione, formazione e addestramento
 
1. Tenendo conto dell'allegato XXXIII, il datore di lavoro:

 a) fornisce ai lavoratori le informazioni adeguate relativamente al peso ed alle altre caratteristiche del carico movimentato;
   
 b) assicura ad essi la formazione adeguata in relazione ai rischi lavorativi ed alle modalita' di corretta esecuzione delle attivita'.
  
2. Il datore di lavoro fornisce ai lavoratori l'addestramento adeguato in merito alle corrette manovre e procedure da adottare nella movimentazione manuale dei carichi.


Allegato XXXIII

Caratteristiche del carico:
La MMC può costituire un rischio quando:
  • il carico è troppo pesante ( > Kg. 30 per gli uomini adulti, > Kg 20 per le  donne);
  • è ingombrante o difficile da afferrare;
  • è in equilibrio instabile o il suo contenuto può spostarsi;
  • è collocato in una posizione tale per cui deve essere tenuto o maneggiato ad una certa distanza dal tronco o con una torsione o inclinazione del tronco;
  • può, a motivo della struttura esterna e/o della consistenza, comportare lesioni per il lavoratore, in particolare in caso di urto.




RISCHI PER LA SALUTE DELL'UOMO CAUSATI DALLA MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI
La movimentazione manuale di carichi può essere la causa dello sviluppo di patologie dovute alla graduale usura cumulativa dell’apparato muscolo-scheletrico, in particolare del rachide lombare, riconducibile a operazioni continue di sollevamento o movimentazione (per esempio, dolori dorso-lombari).
Si affianca, inoltre, il rischio legato al carico stesso che può cadere provocando fratture o contusioni, può essere caldo o tagliente e provocare quindi ustioni o ferite, può impedire la vista di scalini o oggetti che si trovano a terra facendo inciampare chi lo trasporta.

LE NORME UNI ISO 11228 E LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI, TRAINO SPINTA E MOVIMENTI RIPETUTI
UNI ISO 11228-1 “Ergonomia – Movimentazione manuale – Parte 1: Sollevamento e spostamento”
Per quanto concerne la valutazione del rischio da movimentazione manuale dei carichi, la norma UNI ISO 11228-1 suggerisce un approccio simile al noto metodo NIOSH (1993), confrontando, per ogni azione di sollevamento, il cosiddetto Peso Limite Raccomandato al peso effettivamente movimentato, attraverso un’equazione che, a partire da un peso massimo sollevabile in condizioni ideali, considera l’eventuale esistenza di fattori lavorativi sfavorevoli introducendo nell’equazione fattori moltiplicativi che per ciascun fattore considerato possono assumere valori compresi tra 0 e 1.



I fattori di rischio considerati nella norma UNI ISO 11228-1 e nel metodo NIOSH corrispondono ai principali elementi di rischio lavorativo citati nell’Allegato XXXIII del D.Lgs. 81/08.
La norma UNI ISO 11228-1 propone vari pesi iniziali in relazione alla popolazione prevista di utilizzatori (maschi, femmine, lavoratori adulti, lavoratori particolari). Per l’applicazione del metodo generalmente si considerano come pesi ideali massimi 25 kg per gli uomini e 20 kg per le donne.

UNI ISO 11228-2 “Ergonomia – Movimentazione manuale – Parte 2: Spinta e traino”
Per quanto riguarda la valutazione del rischio dovuto alle azioni di traino-spinta, la norma UNI ISO 11228-2 offre indicazioni per la valutazione dei fattori di rischio ritenuti rilevanti per le azioni manuali di spinta e traino, e prevede due metodi di valutazione: un metodo “generale" ed un metodo "specialistico".
L’approccio cosiddetto "generale" è riconducibile in sostanza al metodo “Snook Ciriello” e si basa sull'utilizzo di tavole-tabelle sperimentali da cui ricavare i valori limite raccomandati da confrontare con i valori misurati delle azioni di traino e/o spinta. Tale metodo per la valutazione del rischio connesso con le azioni di traino spinta richiede di poter misurare la forza richiesta per effettuare tali attività.
Il Metodo "specialistico" è un metodo complesso che consente di effettuare la valutazione sulla base dei dati demografici ed antropometrici della popolazione in esame. A causa della sua complessità, di fatto risulta un metodo di scarsa utilità pratica.

MISURAZIONI PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO DA TRAINO SPINTA (IL DINAMOMETRO)
Per la misurazione e la valutazione degli sforzi che producono esposizione al rischio da sovraccarico biomeccanico dell’apparato muscolo-scheletrico (ed in particolare del rachide), quali le azioni di traino, spinta e trasporto in piano, nonché quelle di sollevamento e/o abbassamento di carichi, viene utilizzato il dinamometro, strumento per la misurazione della forza.

UNI ISO 11228-3 “Ergonomia – Movimentazione manuale - Parte 3: Movimentazione di piccoli carichi con grande frequenza”
La norma UNI ISO 11228-3 si occupa della valutazione del rischio di movimenti ripetuti. La valutazione del rischio da movimenti ripetuti si compone di due fasi: la prima fase consiste nello screening iniziale basato sull'uso di una check-list proposta dalla norma, e qualora necessario si prosegue con la seconda fase, più dettagliata, che rimanda ad affermati metodi di analisi riconosciuti a livello internazionale, con una espressa preferenza per il Metodo OCRA (OCcupational Ripetitive Actions). Tale analisi richiede una specifica verifica di tutti i "micromovimenti" compiuti, effettuabile utilizzando riprese video.


LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO
 
Nel  procedere  alla  valutazione  del  rischio  il  Datore  di Lavoro  deve  considerare anche l’incidenza di vari fattori tra cui: 

- l’età, il genere e l’idoneità fisica dei lavoratori interessati dalla mansione;
- la frequenza con cui viene eseguita l’operazione di movimentazione manuale dei carichi;
- la presenza o meno nel processo di lavoro di un sistema di gestione che preveda, ad esempio, il sollevamento di squadra.

Deve  anche  tenere  conto  dei  fattori  di  rischio  legati  al  tipo  di  lavoro  che  viene effettuato con riferimento alla posizione assunta dal lavoratore (è inginocchiato, è costretto a piegarsi in avanti ecc.), al tipo di carico che deve essere movimentato e alle caratteristiche del luogo di lavoro. 

Si  identificano  gli  obblighi  specifici  del  datore  di  lavoro  delineando  una  precisa strategia  di  azioni.  Tale  strategia,  riassunta  nello  schema  di  flusso  più  avanti proposto, prevede nell’ordine di priorità:

1.    l’individuazione   dei   compiti   che   comportano   una   movimentazione   manuale potenzialmente a rischio (presenza di uno o più degli elementi di rischio);

2.     la  meccanizzazione  dei  processi  in  cui  vi  sia  movimentazione  di  carichi  per  eliminare il rischio;

3.   laddove ciò non sia possibile, l’ausiliazione degli stessi processi e/o l’adozione di adeguate misure organizzative per il massimo contenimento del rischio;

4.    l’uso  condizionato  della  forza  manuale.  In  quest’ultimo  caso  si  tratta  prima  di valutare l’esistenza e l’entità del rischio e di adottare le eventuali misure per il suo contenimento;

5.      la  sorveglianza  sanitaria  (accertamenti  sanitari  preventivi  e  periodici)  dei lavoratori addetti ad attività di movimentazione manuale;

6.    l’informazione  e  la  formazione  degli  stessi  lavoratori  che,  per  alcuni  versi,  si struttura come un vero e proprio training di addestramento al corretto svolgimento delle   specifiche   manovre   di   movimentazione   manuale,   previste   dal   compito lavorativo.


Di grande interesse è, per altro verso, l’esame dell’allegato XXXIII. 
Esso infatti fornisce un’ampia lista dei diversi elementi lavorativi ed individuali che, se presenti, da soli o in modo reciprocamente interrelato, comportano un rischio più o meno elevato per il rachide dorso-lombare.   
Di tali elementi, fra loro integrati, va tenuto in debito conto tanto in fase di valutazione  preliminare  del  rischio  quanto  in  fase  di  verifica  dell’adeguatezza  dei provvedimenti adottati per il contenimento del rischio medesimo. 
Il  testo  è  rimasto  immodificato  fatto  salvo  l’inserimento  di  una  specifica quantitativa  (30  kg)  posta  tra  parentesi  dopo  l’espressione  “la  movimentazione manuale  di  un  carico  può  costituire  un  rischio  tra  l’altro  dorso-lombare  nei  casi seguenti: il carico è troppo pesante”.

 
Tale specifica quantitativa merita alcune notazioni:

a)  sotto il profilo letterale con essa si afferma soltanto che il peso di un carico va considerato  troppo  pesante  solo  se  è  pari  o  superiore  a  30  Kg:  pertanto  una condizione  di  rischio  per  il  rachide  dorso  lombare  sussiste,  anche  se  gli  altri elementi e fattori riportati nell'allegato sono del tutto ininfluenti, quando il carico ha un peso di 30 Kg o più.
Appare  evidente  che  tale  riferimento  non introduce  un  divieto  di  movimentazione  manuale  dei  carichi  superiori  a  30  Kg, bensì,  semplicemente,  una  soglia  a  partire  dalla  quale  il  datore  di  lavoro  deve adottare  comunque  misure  organizzative  o  mezzi  adeguati  per ridurre  i rischi  di lesione dorso-lombare e deve sottoporre i lavoratori alla sorveglianza sanitaria di
cui all'art. 16....".

b)  Appare  ingenuo  pensare  che  possa  esistere  una  sorta  di  peso  limite  eguale  (in questo caso 30 kg) per i diversi tipi di azioni di movimentazione manuale. Ciò che è possibile fare in condizioni di impegno accettabile è ben diverso infatti a seconda che  si  esegua  una  azione  di  sollevamento,  piuttosto  che  di  trasporto  in  piano  o addirittura di traino o spinta. Il valore di 30 kg pertanto, va riferito ad azioni di sollevamento  perché  per  altri  generi  di  azioni  (es.  spinta  di  carico  su  carrello manuale) lo stesso peso di 30 kg risulterebbe addirittura ridicolo.

c)  Sul piano più generale l’esistenza di un sovraccarico per il rachide dorso-lombare va valutata tenendo conto del complesso dei diversi elementi di rischio lavorativo riportati  nell’allegato:  allo  scopo  sono  utili  modelli  di  valutazione  del  rischio  che, parametrando i principali elementi, portino a definire, per ogni scenario lavorativo dato,  qual  è  il  massimo  peso  del  carico  movimentabile  in  quella  determinata condizione.



Il Rachide
  • Rachide lombare: segmento della colonna vertebrale su cui grava la maggior parte della dinamica flesso-estensoria (60-75% dell’ampiezza di tale movimento è a carico della giunzione lombosacrale, la “cerniera L5-S1”, il 20-25% a carico della giunzione L4-L5 ed il restante 5-10% interessa i segmenti superiori).
  • Il disco intervertebrale è, tra le strutture della colonna vertebrale, quello maggiormente soggetto ad alterarsi dovendo sopportare carichi notevoli.
  •  Ad esempio già stando in piedi, quando si sostiene un peso di 20 kg, su un disco lombare gravano circa 70 kg.
  •  Flettendo la schiena, a parità di peso,  sul disco possono gravare 400-500 kg.
  • La maggior parte degli studiosi ritiene comunque che un carico manuale di 5 kg non risulti pericoloso e quindi che al di sotto di questovalore sia lecito il non effettuarsi della relativa valutazione.
  • Il disco intervertebrale è, tra le strutture della colonna vertebrale, quello maggiormente soggetto ad alterarsi dovendo sopportare carichi notevoli.
  • Di conseguenza, compaiono piccole lesioni che a lungo andare producono fenomeni quali l’artrosi e l’ernia del disco.
Inoltre con l’età e la vita sedentaria anche il disco tende a perdere la sua capacità ammortizzante; la schiena diventa quindi più soggetta a disturbi.


Fattori di rischio lavorativo

Si possono distinguere pericoli legati all’ambiente di lavoro e correlati a variabili in grado di interagire con le caratteristiche antropometriche individuali, quali:
- spazio libero insufficiente per i movimenti del corpo e dell’oggetto,
- pavimentazione irregolare e/o scivolosa,
- pavimento con dislivelli,
- pavimento o punto di appoggio instabili.
Queste variabili possono essere ricondotte al capitolo relativo alle aree di lavoro ed alle vie di circolazione.

Altri pericoli, correlati all’utilizzo di attrezzature di lavoro od al layout non ergonomici o non sicuri, possono essere:
- manipolazione di oggetti troppo ingombranti o difficili da afferrare;
- manipolazione di oggetti con contenuto in grado di spostarsi;
- manipolazione di oggetti collocati in posizione disagevole per maneggiarli;
- manipolazione di oggetti di conformazione esterna e consistenza pericolosa in caso di urto;
- mancanza di supporti adeguati in caso di sforzi muscolari compiuti in particolari posizioni.
Questi sono dipendenti dai limiti biomeccanico del corpo umano e possono essere legati allo schema motorio acquisito o non acquisito per carente formazione ed addestramento.

Ci sono poi dei pericoli non correlati all’operazione di MMC che si sta eseguendo, ma dipendenti dall’ambiente ove si sta lavorando o dall’impiego di particolari attrezzature:
- progettazione aero-illuminante e volumetrica,
- ambiente esterno e sbalzi di temperatura e umidità,
- microclima sfavorevole per temperatura e umidità in ambienti confinati,
- circolazione dell’aria in ambienti confinati,
- trasmissione di vibrazioni a partenza dal sedile,
- trasmissione a partenza dal piano di calpestio,
- scuotimenti provenienti da attrezzature impugnate.

Dal punto di vista organizzativo, si devono considerare come fonti di rischio anche elementi di processo e logistica, quali:
- caratteristiche dei flussi;
- disponibilità di mezzi meccanici e loro caratteristiche;
- conformazione e layout di segnali, comandi e indicatori;
- varie interazioni nel processo di lavoro;
- progettazione non bilanciata nei compiti assegnati (situazioni di sovraccarico e sottocarico);
- poche o assenti variazioni di compiti;
- inadeguata cadenza dei turni;
- eccessiva parcellizzazione del compito;
- sistema carente o assente di feed-back informativo,
- carenza nelle acquisizioni di formazione e addestramento,
- carenza nelle acquisizioni di ambientamento ed allertamento,
- inidoneità temporanea o permanente,
- carico di lavoro inadeguato,
- carico di lavoro adeguato, ma costrittivo nei tempi o nei contenuti,
- carenza degli strumenti adeguati di lavoro,
- organizzazione dell’attività non adatta ad evitare sforzi eccessivi e non strettamente necessari sia a carico di muscoli, articolazioni e legamenti, sia a carico degli apparati respiratorio e cardiocircolatorio.




NORMATIVA DI RIFERIMENTO

La normativa italiana preesistente al D.Lgs. 626/94 era rivolta esclusivamente alla tutela delle fasce considerate più “deboli” della popolazione lavorativa, ossia giovani, genere femminile e lavoratrici madri. La legge n. 653 del 1934, ancora in vigore, determina in 20 kg il peso massimo sollevabile dalle donne adulte. La legge 1204/71, ora abrogata, sulla tutela delle lavoratrici madri stabiliva che le donne in gestazione non dovevano essere adibite al trasporto e sollevamento di pesi, così come riportato nella attuale Legge 151/01.
La legge 977/67 relativa al lavoro dei fanciulli (minori di 15 anni) e degli adolescenti (minori di 18 anni) all’art.14, abrogato dai D.Lgs. 345/99 e 262/2000, determinava (seppure con riferimento al lavoro agricolo) i pesi massimi trasferibili dagli stessi differenziandoli per sesso (fanciulli M = 10 Kg - F = 5 kg, adolescenti M = 20 kg - F = 15 kg). Rimane in vigore invece l’art. 19 il quale stabilisce che “gli adolescenti non possono essere adibiti al trasporto di pesi per più di 4 ore durante la giornata compresi i ritorni a vuoto”.
Il D.Lgs. 626/94 per la prima volta tutelava tutti i lavoratori addetti alla movimentazione manuale di carichi facendo obbligo al datore di lavoro di effettuare la valutazione del rischio e la relativa sorveglianza sanitaria. Nell’allegato VI
dello stesso decreto veniva quantificato il carico come troppo pesante se maggiore di 30 Kg.

Il D.Lgs. n. 81 del 9 Aprile 2008
abroga il D.Lgs. 626/94 e riporta al Titolo VI le norme che si applicano alle attività che comportano la movimentazione manuale dei carichi. 


            NORME TECNICHE ARMONIZZATE EUROPEE ED INTERNAZIONALI

ISO 11228-1: “Ergonomics – Manual handling  - Part 1: Lifting and carrying”.

ISO 11228-2: “Ergonomics – Manual handling  - Part 2: Pushing and Pulling”.

UNI EN ISO 14738 (2004): “Sicurezza del macchinario - Requisiti antropometrici per la progettazione di postazioni di lavoro sul macchinario”.

UNI EN 1005-1 (2003): “Sicurezza del macchinario – Prestazione fisica umana – Parte 1: Termini e definizioni”.

UNI EN 1005-2 (2004): “Sicurezza del macchinario – Prestazione fisica umana – Parte 2: Movimentazione manuale di macchinario e di parti componenti il macchinario”.

UNI EN 1005-3 (2004): “Sicurezza del macchinario – Prestazione fisica umana – Parte 3: Limiti di forza raccomandati per l'utilizzo del macchinario”.

UNI EN 1005-4 (2005): “Sicurezza del macchinario – Prestazione fisica umana – Parte 4: Valutazione delle posture e dei movimenti lavorativi in relazione al macchinario”.



Documentazione

Regione Veneto e Azienda ULSS17, “Metodi per la valutazione del rischio da sovraccarico biomeccanico del rachide e sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti




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